Dario Alparone, Il cervello, il crimine e l’inconscio

Il volume nasce in seno a un programma di ricerca che ha come obiettivo quello di approfondire il rapporto tra diritto penale e neuroscienze. A partire dalla propria esperienza clinica a orientamento psicoanalitico, l’autore legge la questione classica “diritto e neuroscienze” – e in particolar modo la separazione concettuale tra cervello e soggetto operata in ambito giuridico e criminologico – ricorrendo sia alla teoria psicoanalitica, specialmente lacaniana, sia al pensiero di Wittgenstein e dei suoi epigoni sulla nozione di “intenzione” come contributo filosofico utile a costruire un modello di soggettività “non psicologica”. Ogni approccio psicologico al soggetto fondato sulla descrizione di processi meramente neurobiologici si riduce al tentativo di dare un fondamento “ontologico” al sapere che esso stesso descrive. La psicoanalisi punta piuttosto al vuoto pulsante che sta al cuore del soggetto.

La questione specifica dell’accertamento della responsabilità in sede penale per mezzo degli strumenti teorici e clinici delle scienze psicologiche si può forse fare risalire alla nascita stessa della psicologia come disciplina unitaria, cioè quando «i capisaldi della scuola [criminologica] classica furono fieramente contestati e spesso addirittura capovolti, nell’ultimo quarto del secolo XIX, dagli esponenti della scuola positiva, che posero il problema e analizzarono le cause ovvero condizioni oggettive del delitto, in quanto diverse e anche ulteriori (ma logicamente precedenti) rispetto alla libertà del volere». Fu infatti con l’avvento delle scienze biologiche, psicologiche, sociali, statistiche, che le categorie del diritto, così fortemente connotate da concezioni derivanti da una tradizione religiosa e filosofica metafisica, trovano il proprio punto di criticità. La prima tra queste nozioni di natura metafisico-religiosa è certamente quella di persona, intesa come individuo cosciente e razionale: «per poter realizzare efficacemente la propria missione fondamentale, la legge necessita di alcuni postulati – di natura eminentemente pratica ed operativa – circa la persona umana ed il suo funzionamento». «Il concetto giuridico di persona assume che il soggetto umano debba essere considerato un agente razionale, capace di scegliere la propria condotta sulla base delle proprie credenze, desideri ed intenzioni. Il soggetto umano non si trova semplicemente ad agire, ma possiede ragioni per agire, e sa comunicarle ad altri».

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