Dialettiche marxiane. Confronti, crisi, scenari, R.M. Campanile, N. Cirulli, P. Polizzi (cur.)

Come riattivare il pensiero marxiano in un contesto storico in cui tutte le categorie moderne – filosofiche, politiche, economiche, culturali, religiose, artistiche – sembrano venir meno? Questa la domanda che guida il presente volume e che dirige le “dialettiche marxiane” in esso presenti, linee di ricerca aperte e plurali che si confrontano e si scontrano col pensiero del filosofo di Treviri. La posta in gioco è di proporre una lettura non dogmatica delle pagine di Marx, riconoscendone tanto i limiti quanto le possibilità ermeneutiche ed emancipative. E ciò posizionando i testi di Marx (anche in dialogo con altri autori del canone filosofico occidentale) all’interno di una crisi produttiva, capace sia di cogliere e sciogliere alcuni dei nodi problematici del marxismo, sia di aprire nuovi scenari per l’analisi del mondo contemporaneo, dei processi che lo caratterizzano e delle potenzialità che lo attraversano – la guerra, il Comune, l’ecologia, il capitalismo cognitivo, il femminismo intersezionale, il ruolo del cinema e dei nuovi media. Il volume è introdotto da una prefazione di Jacques Bidet e concluso da una postfazione di Marco Moschini.

Saggi di: Jacques Bidet, Raffaele Maria Campanile, Nicola Cirulli, Tatiana Llaguno, Lorenzo Mizzau, Marco Moschini, Roberto Nigro, Paolo Polizzi, Teresa Pullano, Maria Russo, Chiara Stefanoni & Francesco Aloe, Francesco Valagussa, Carlo Vercellone & Antonio Di Stasio

Il materialismo marxiano si enuncia nella VI tesi su Feuerbach: «L’essenza umana non è qualcosa di astratto che sia immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà essa è l’insieme dei rapporti sociali». Il segreto dell’identità umana va quindi indagato nei rapporti sociali attraverso i quali si sviluppa la sua esistenza: la sua singolarità risiede nel punto singolare di intersezione di questi rapporti. I “rapporti sociali” analizzati da Marx sono di natura diversa. Essi si situano, in particolare, nell’ambito della vita familiare, dell’attività economica e delle pratiche politiche. Questa tesi si oppone a quella dell’autoproclamatosi “individualismo metodologico”, che, in realtà, non si concepisce se non sul fondamento di un individualismo ontologico: quello dell’“individuo isolato” considerato per se stesso. Il metodo, infatti, non può creare l’oggetto su cui si esercita. La tesi marxiana configura invece un materialismo dei rapporti sociali, contrapposto a un idealismo che presuppone la preesistenza dell’individuo. Sostiene perciò che l’individualità esiste – sulla base del suo potenziale biologico – in risposta alle interpellazioni sociali che essa riceve all’interno di queste diverse reti in cui è inserita.

È in questo contesto che si comprende la precedenza dei rapporti sociali di produzione sui rapporti sociali politici. Per quanto ne sappiamo, le società umane hanno sempre sviluppato attività culturali, artistiche e politiche; tuttavia, per poterle sviluppare, devono lavorare e produrre per garantirsi la sussistenza. Marx non intende però fondare la sua analisi su una storia dello sviluppo tecnologico. Poiché la produzione umana è sempre sociale, essa si inscrive all’interno di rapporti sociali di produzione impregnati di politica e che implicano autorità, accordi, arbitrati ecc. In realtà, la tesi della precedenza della produzione avanzata da Marx non marginalizza il politico: essa si manifesta non in una dipendenza strutturale della politica rispetto alla produzione, ma in una dipendenza storica: sono le trasformazioni nel modo di produrre che riorganizzano i rapporti tra le forze sociali, mentre le rivoluzioni politiche non generano di per sé alcuna innovazione in ambito produttivo. Secondo Adam Smith, l’invenzione dell’allevamento ha posto fine all’uguaglianza propria dei cacciatori-raccoglitori; poi venne l’invenzione dell’agricoltura e infine quella del commercio. Ogni volta un nuovo modo di produzione fa scomparire l’ordine politico-sociale precedente. Marx si affretterà ad aggiungere che la grande impresa industriale annuncia la fine dell’ordine capitalista, aprendo la possibilità del socialismo. Il materialismo storico di Marx si inscrive dunque in una tradizione materialista che gli è anteriore. Tuttavia, supera di gran lunga i suoi predecessori, mostrando paradossalmente che fenomeni sociali da loro considerati naturali – come il mercato o la durata “normale” della giornata di lavoro – sono in realtà invenzioni umane, nate in specifiche condizioni storiche di produzione che le hanno rese possibili.

[dalla Prefazione di Jacques Bidet]

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