Deleuze, con tutta probabilità, non lesse mai direttamente la sconfinata opera di Peirce ed ebbe accesso solo ad un “Peirce di seconda mano”, attraverso le antologie di Gérard Deledalle. Proporre di lavorare all’intersezione fra Deleuze e Peirce non può che configurarsi dunque come un equivoco, e nella fattispecie come un equivoco ermeneutico. Se quello tra Deleuze e Peirce è in linea di principio un incontro impossibile, è proprio a partire da questa radicale discontinuità che ci sarà occasione di evidenziare delle soglie di continuità. A nostro modo di vedere Deleuze non dispone di una semiotica di stampo peirceano. Porremo dunque sullo sfondo quello che Deleuze ha scritto su Peirce nei suoi testi sul cinema per attualizzare invece ciò che in riferimento a Peirce è rimasto impensato nella penna di Deleuze. Ci avventureremo così nella “libreria concettuale” del non pensato deleuziano per riattivarne alcuni nodi problematici, nell’alleanza con Peirce. Il tentativo è quello di tenere insieme l’aspirazione cosmologica con cui entrambi guardano al reale, nonché una nuova immagine del pensiero, che vive nel rapporto mutuale fra virtualità e attualità, ovvero fra generalità ed individuazione. Il testo è un gioco concettuale che senza prendere troppo sul serio cosa Deleuze e Peirce hanno effettivamente detto, si colloca nel mezzo fra i due pensatori, con l’obiettivo di mostrare fino a che punto questa doppia deformazione possa reggere, dandoci alcuni indizi su come abitare il nostro contemporaneo.
Intercedere significa letteralmente posizionarsi nel mezzo. Il presente lavoro si configura come un’intercessione tra la filosofia di Gilles Deleuze e il pensiero di Charles Sanders Peirce.
La distanza che separa i due autori è inequivocabile: cronologica, geografica, culturale. Deleuze aveva una conoscenza antologica dell’opera di Peirce, ma non ne toccò mai con mano direttamente i testi. Perché dunque scommettere su questo azzardo teoretico?
A nostro avviso è possibile equivocare tale distanza e tracciare un piano di continuità, nella misura in cui il pragmaticismo di Peirce e il problematicismo deleuziano rispondono a problemi pragmatici simili, restituendoci un’immagine del mondo e del pensiero di cui abbiamo bisogno, una cosmologia contemporanea in cui riconoscerci.
L’obiettivo di questa ricerca non è quello di proporre un’analisi descrittiva delle poche occorrenze e degli esigui riferimenti a Peirce che Deleuze tratteggia nella sua produzione (per altro poco accurati), quanto piuttosto quello di collocarsi entro la fenditura ermeneutica che il pensiero di Peirce lascia aperta. Per fare ciò le riflessioni di Deleuze saranno una bussola metodologica e teorica. Esse ci forniscono infatti dei particolari attrezzi ermeneutici, che permettono di attuare un processo di morfogenesi concettuale e di deformazione pratica del pensiero di Peirce.
Questo lavoro di ricerca ci parla quindi di un equivoco che fa di Peirce un personaggio concettuale deleuziano, mentre al contrario e allo stesso tempo pone il pensiero di Deleuze di fronte a problematiche peirceane.
Il Peirce a cui ci riferiamo in queste pagine è in parte un’“invenzione” deleuziana. Un’invenzione deleuziana del tutto peculiare, poiché, va ribadito, Deleuze non lesse con tutta probabilità mai direttamente l’opera di Peirce, ma ebbe accesso solo ad un “Peirce di seconda mano” attraverso le antologie di Gérard Deledalle.
L’equivoco (nel senso pienamente euristico del termine) che vorremmo proporre si articola in almeno tre sensi, che saranno il cardine mobile entro cui far ruotare tutte le argomentazioni del presente lavoro:
1) Deleuze non lesse mai direttamente il mare magnum dell’opera di Peirce;
2) gli scritti sul cinema, – dove Deleuze fa esplicitamente riferimento a Peirce attraverso studi antologici -, rappresentano a nostro avviso una sostanziale discontinuità rispetto al pensiero del filosofo americano;
3) le continuità tra Deleuze e Peirce non possono che configurarsi come un campo di deformazione dell’opera di entrambi gli autori.
Lasceremo dunque sullo sfondo quel poco che Deleuze ha scritto sulla semiotica di Peirce, per mostrare in sede conclusiva come gli scritti sul cinema siano una sorta di atto mancato peirceano più che un fraintendimento, nel senso epistemico del termine. Dall’altro utilizzeremo delle concettualità deleuziane da far risuonare con Peirce, nonostante il filosofo francese non abbia mai connesso tali idee con la filosofia di quest’ultimo.