Davide Olori

Davide Olori è sociologo. Ha lavorato e svolto attività di studio e ricerca presso università e istituzioni italiane e straniere (Università di Bologna, Universidad de Chile, Instituto Nacional de Vivienda, Sur Maule, etc.). Ha fondato e partecipato a diverse iniziative di ricerca-azione in contesti post-disastro (come Observatorio Reconstruccion e Emidio di Treviri). Ha animato progetti di comunità legati all’eredità culturale della civiltà rurale, partecipando a documentari, ricerche, pubblicazioni e festival sui temi ecologici dei territori marginali.

La sociologia dei disastri, a differenza di altri ambiti specifici delle scienze sociali sviluppatisi spesso attraverso un lungo e plurale processo costitutivo, riconosce unanimemente nel lavoro dei cosiddetti “pionieri” il suo momento fondativo. Tra questi il primo è sicuramente quello di Samuel Henry Prince pubblicato con il titolo Catastrophe and Social Change. Based upon a Sociologic Study of the Halifax Disaster dalla Columbia University Press che coronava la ricerca dottorale del giovane studioso canadese. Alcuni autori hanno suggerito che il poema di Voltaire sul terremoto di Lisbona del 1755, ma soprattutto il dibattito epistolare che questo generò tra Voltaire e Rousseau, possa essere considerato come il primo approccio scientifico-sociale al tema della catastrofe. Senza scalfire la legittimità di tali interpretazioni è riconosciuto che il lavoro di Prince costituisca la prima ricerca sistematizzata capace di mettere in relazione il fenomeno catastrofico con il cambiamento sociale.

Era il 1917, nel contesto delle operazioni militari con cui il Canada appoggiava il Commonwealth nella Prima Guerra Mondiale, quando una collisione tra la nave francese Mont Blanc, che trasportava materiale esplosivo, e una barca da rifornimenti causò una potentissima esplosione. In pochi secondi le 2.000 tonnellate di tritolo stipate nella nave rasero al suolo la tranquilla città portuale di Halifax, sulla costa atlantica della Nuova Scozia canadese: 2.000 morti, 9.000 feriti, 20.000 persone senza casa e 30 milioni di dollari di danni materiali in un raggio di 16 chilometri erano il risultato della più potente esplosione generata dall’uomo, fino allo scoppio della prima bomba atomica.

Samuel Henry Prince, la cui famiglia di origine europea si era stabilita in Canada, era arrivato ad Halifax prestando servizio come assistant rector presso la Chiesa di St. Paul. Non rimanendo ferito dall’esplosione si spende nei soccorsi sin dai primi momenti. Su consiglio del suo professore, Franklin Henry Giddings, Prince realizza la propria tesi di dottorato a partire da una ricerca sul campo che dura diversi mesi, con una metodologia di raccolta dati che oggi sarebbe facilmente definita come etnografica. Come segnalato da alcuni autori la portata innovativa della pubblicazione di Prince sta tanto nella metodologia, quanto nell’interpretazione. Da un lato la scelta coraggiosa di intraprendere una ricerca su un argomento inesplorato optando per quella che oggi sarebbe definita osservazione partecipante come fondamento della raccolta dati, quello stesso metodo che negli stessi anni agitava il non lontano Dipartimento di Sociologia dell’Università di Chicago. Dall’altro, la scelta indovinata delle chiavi interpretative date agli eventi, con una consapevolezza di cui lo stesso Prince è perfettamente cosciente. Dal principio, infatti, mette in chiaro ciò che prima di tutto la ricerca non è, stabilendo – forse prematuramente, ma con inaspettata lungimiranza – le distanze con quelle discipline di amministrazione del rischio che oggi sono genericamente identificate come risk management.

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