Theodor W. Adorno, La crisi dell’individuo

La crisi del liberalismo e della famiglia borghese, gli esperimenti totalitari del nazionalsocialismo e del capitalismo di stato sovietico, l’avvento della società di massa e dell’industria culturale sono per Theodor W. Adorno momenti di una grande trasformazione, destinata ad abbattere la struttura psicologica tradizionale del soggetto autonomo. La disarticolazione dell’esistenza singolare è così la chiave per decifrare le patologie sociali del presente e per delineare i tratti del nuovo tipo umano in formazione. Gli scritti qui raccolti – saggi, abbozzi e frammenti inediti composti tra il 1940 e il 1954 – documentano come le meditazioni di Adorno sulla crisi dell’individuo e sulla distruzione dell’esperienza si intreccino con il progetto di una «nuova antropologia» che faccia i conti con la metamorfosi biopolitica in atto. Nel mondo delle grandi organizzazioni i dispositivi di amministrazione della vita plasmano sempre più dall’interno il soggetto sin nel suo elemento naturale. Di tale mutazione è segno la centralità del corpo nudo che si manifesta in fenomeni diversi ma convergenti quali l’estetica mortuaria del fascismo, la fisicità anestetizzata del cinema, l’igiene sportiva di massa. Ma questo profondo rivolgimento non comporta solo la liquidazione della vecchia forma di vita e della struttura monadica dell’io. La crisi è anche l’occasione per un ripensamento ex novo dell’individualità sia nel suo potenziale critico – quale pietra d’inciampo e momento di resistenza al dominio – sia nel suo ruolo creativo di forme inedite di azione solidale.

Punto focale della teoria critica della società, la riflessione sull’individualità s’intreccia con la genesi delle opere maggiori della scuola di Francoforte a cavallo tra l’inizio degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta, illuminandone gli snodi teorici e i detour decisivi. Gli scritti qui presentati, in particolare, raccogliendo per la prima volta in un solo volume il corpus di saggi, abbozzi e frammenti sull’individuo composti da Theodor W. Adorno tra il 1940 e il 1954, lasciano cogliere il ruolo chiave giocato da quest’ultimo nel riorientamento sub specie individuationis del programma teorico elaborato assieme a Max Horkheimer nella «decade produttiva» degli anni dell’esilio americano dell’Istituto per la ricerca sociale: periodo che avrebbe condotto, tra il 1942 e il 1944, alla stesura a due mani dei Frammenti filosofici, successivamente pubblicati con il titolo Dialettica dell’illuminismo (1947), e quindi, nella seconda metà degli anni Quaranta, alla prosecuzione in solitario, da parte di Adorno, dell’impresa comune, con la composizione dei Minima Moralia, pubblicati infine nel 1951, due anni dopo il ritorno in Germania. Gli inediti adorniani degli anni Quaranta, in particolare, inquadrano nella prospettiva dell’individualità il problema del metodo della teoria sociale (§ 2) e quindi della definizione del suo punto di vista normativo, consentendo inoltre di riscoprire il programma, successivamente abbandonato, di una «nuova antropologia» (§ 3), e di leggere in questa luce il nesso sistematico tra la Dialettica dell’illuminismo e i Minima moralia (§§ 4 e 5). Gli inediti dei primi anni Cinquanta, poi, emergendo dai cantieri di quest’ultima opera, permettono di apprezzare come la questione della crisi dell’individuo borghese nel mondo amministrato sia rimasta per Adorno il nodo centrale per la messa a punto di un modello di teoria critica quale diagnosi delle patologie sociali della modernità e dei suoi dispositivi biopolitici di amministrazione della vita (§ 6). Questa crisi è infine l’occasione non per la liquidazione, bensì per il ripensamento ex novo dell’individualità sia nel suo potenziale critico-negativo – quale nucleo di opposizione e resistenza al dominio – sia nel suo nesso emancipativo con la categoria della solidarietà (§ 7).

 [Dall’Introduzione di Italo Testa]

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.