Raymond Ruyer, La cibernetica e l’origine dell’informazione

La riflessione articolata sulla cibernetica da uno dei più eccentrici filosofi francesi contemporanei – presto recepita e discussa nei corsi di Merleau-Ponty o negli appunti personali di Michel Foucault – a oggi non è stata ancora ben esplorata. Prima del tempo, Ruyer ebbe il merito di individuare gli snodi di cui la stessa cibernetica si fece carico nel corso della sua storia e del suo sviluppo, toccando temi tuttora trasversalmente dibattuti dalle teorie della complessità, dalla filosofia della mente, fino all’intelligenza artificiale. La presente traduzione tiene conto delle due edizioni dell’opera, dando nota dei rimaneggiamenti dell’Autore che a partire dalle sue teorie filosofiche trova nel confronto con la cibernetica un capitolo essenziale per l’elaborazione di quell’opera metafisica e teologica che, per sua stessa ammissione, non riuscì a scrivere.

Se carta canta, si farebbe certamente torto al lascito consegnatoci da Raymond Ruyer nel non riconoscere che basta ciò che ha scritto, e in innumerevoli luoghi, e per molti decenni, per annoverarlo tra le fila dei teorici del concetto di “informazione”, concetto, questo, a cui egli ha lavorato con una concentrazione assidua e assennata per esaminarlo minuziosamente e rivoltarlo da tutti i lati: ovvero per guardarlo dietro e davanti, scomporlo e aprirlo attraverso l’identificazione e l’accostamento di stringhe di termini-concetti (o indicatori) equivalenti, corrispondenti e affini, perfino inversi e opposti (“significato”, “segno”, “segnale”, “stimolo”, “innesco”, “azionatore” ecc.). Se, inoltre, si tiene conto del dato storico, e teorico, che fissa nel concetto di “informazione” uno dei pilastri di ciò che fu la nascita di un campo di ricerche fin da subito partecipato dalle più varie provenienze disciplinari, la cosiddetta “cibernetica”, e se vieppiù si pondera la circostanza delle vicissitudini storico-dossografiche ancora non del tutto esauste della sua penetrazione, prima, e della diffusione, poi, in Francia, è altrettanto doveroso che si arrivi a riservagli un posto nella sezione della libreria espressamente dedicata alla materia, come un classico tra i classici: Ruyer fu uno dei più attenti ricettori, restitutori e animatori. «More suo», chioserà con ironia il “cibernetico di professione” forse titubante di fronte alle sue pagine; lo stesso che, però, se non accecato dal pregiudizio, si troverà perlomeno ad ammettere che l’opera di Ruyer batte sul tempo l’incedere delle questioni che perturberanno la disciplina dal suo interno, segnando ciò che si è soliti identificare, si dirà grossolanamente, nei termini di un passaggio dalla “prima” alla “seconda” cibernetica.

Ciò detto, a cose fatte, cioè dopo aver messo in prospettiva una produzione, quella ruyeriana, da ritenersi finita se non altro propria manu, si farebbe un torto maggiore a non ravvisare un’eccedenza rispetto al confine disciplinare – confine che è, piuttosto, soglia. Per quanto trito possa suonare, è lo sconfinamento che Ruyer opera con la cibernetica a meritare di essere attenzionato e soppesato. E non, semplicemente, perché il Ruyer-teorico, oltre a essere stato filosofo della tecnica, sia stato anche e/o insieme filosofo della natura, perfino filosofo morale, e financo filosofo della cognizione, tanto per riprendere le diciture che per amore di nomenclatura si potrebbero legittimamente attribuirgli, e proprio a partire dalle sole trattazioni cibernetiche! Piuttosto per ciò che, stando a Ruyer, l’“informazione” mobilita: ovverosia per il peso, il posto e l’uso che la nozione assume in una buona fenomenologia delle cose. E allora, sullo sfondo complessivo dell’“appel aux sciences” per cui il Nostro è oramai riconosciuto essere tra i maggiori promotori nel corso del Novecento – chiamata che per essere presa sul serio deve implicare la continua revisione delle acquisizioni scientifiche più aggiornate – se si considera la cibernetica come l’altro-dalla-filosofia, non stupirà affatto né il lettore documentato in tema di cibernetica né il lettore formatosi in filosofia se Ruyer – alias il metafisico strenue difensore della finalità quando ormai quest’ultima è oltre la via del tramonto – abbia gettato ben più di uno sguardo in quella direzione, tornando a piè sospinto sul confronto ravvicinato con la materia.

[Dall’Introduzione di Veronica Cavedagna]

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