Editoriale

La filosofia critica di Kant

Introduzione alla filosofia critica di Kant

Kant definisce la filosofia come «la scienza della relazione di ogni conoscenza ai fini essenziali della ragione umana», o come «l’amore dell’essere razionale per i fini supremi della ragione umana». I fini supremi della Ragione formano il sistema della Cultura. In queste definizioni possiamo già riconoscere una duplice lotta: contro l’empirismo, e contro il razionalismo dogmatico.

Per l’empirismo la ragione, propriamente parlando, non è una facoltà dei fini. Che invece rimandano a un’affettività originaria, a una «natura» in grado di porli. L’originalità della ragione consiste in una certa maniera di realizzare fini comuni all’uomo e all’animale. La ragione è la facoltà di concatenare [agencer] dei mezzi indiretti, obliqui; la cultura è astuzia, calcolo, espediente. Indubbiamente, i mezzi originari reagiscono sui fini, e li trasformano; ma, in ultima istanza, i fini sono sempre quelli della natura.

Contro l’empirismo, Kant afferma che ci sono anche dei fini della cultura, dei fini caratteristici della ragione. Inoltre, soltanto i fini culturali della ragione possono essere detti assolutamente ultimi: «lo scopo finale non è tale che la natura sia sufficiente ad effettuarlo e a produrlo conformemente alla sua idea, perché è incondizionato».

Gli argomenti addotti da Kant, a questo proposito, sono di tre tipi. Argomento di valore: se la ragione servisse soltanto a realizzare i fini della natura, non si capisce perché dovrebbe valere più della semplice animalità…

Umanismo

Libertà, umanismo, fine della storia

Contro Descartes, e sulla scia di Freud e Lacan, credo si possa e si debba pensare – e vivere – il cogito senza dedurne per forza un “ergo sum” centrato attorno a un “ego” sostanziale. O meglio, che quest’ultimo vada inteso come un’illusione strutturale, forse necessaria alla nostra specie. In altre parole, l’umanismo non sfocia inevitabilmente nell’elogio dell’Io. Anzi, bisogna riconoscere che umanismo e anti-umanismo sono sempre avanzati a braccetto: Prometeo non può fare a meno di Pandora; Pico della Mirandola basa la dignità dell’uomo sulla sua mancanza di essenza; il Cristianesimo sbeffeggiato in quanto pastorale, confessionale e paternalistico dal Foucault campione dell’anti-umanismo fa anche dire a Lutero che non siamo altro che feccia partorita dall’ano del diavolo, al quale rispondono poi in preteso contrasto i corpi barocchi seviziati dello Spagnoletto. In questo libro parlo di “umanismo inumano” e “umanismo mostruoso”. Partendo dalla questione del soggetto, per me è fondamentale intavolare un’antropologia filosofica che renda conto di questi ossimori. Come sostiene giustamente da un punto di vista naturalistico Diamond, l’homo sapiens va ridotto a una terza sottospecie di scimpanzé, ma, chiosa Lacan con l’avallo della prassi clinica, dato l’impatto del linguaggio e la sua impossibilità a venire a capo della sessualità, la scimmia-che-quindi-siamo solo retroattivamente ha “il fuoco sotto il culo” (non lo ruba!) e si soggettiva contingentemente e in modo sbilenco per faute de mieux. Facendo il verso all’Antichrist di Lars von Trier, siamo animali handicappati, che vorrebbero fottere come conigli e, non potendolo fare, ne soffrono, ragionano e alla fine riescono pure a clonare i conigli. Ontologia, etica e politica non possono fare a meno di affrontare queste premesse…

nazione e cittadinanza

Una improrogabile decisione

All’origine storica del concetto di “cittadinanza”, la dimensione politica e civile (demos) comprendeva un set di diritti legato alla dimensione naturale, alla nazionalità intesa prevalentemente come natalità (ethnos). Vincolare la cittadinanza al dato di fatto nazionale è stato il modo in cui lo Stato moderno è riuscito a coinvolgere larghe fasce della popolazione nella sfera pubblica, chiamando alla partecipazione anche chi condivideva con coloro lo circondavano il solo aspetto nazionale…

Kafka

Kafka, una lettera arrivata a destinazione

Nel 2001 il premio Darwin per l’azione più stupida è stato conferito postumo a una sfortunata donna, originaria della campagna rumena, risvegliatasi nel bel mezzo del suo corteo funebre. Dopo essersi trascinata fuori dalla bara, e aver realizzato cosa stava accadendo, in preda al panico fuggì alla cieca dal corteo funebre e, su una strada trafficata, venne investita da un camion, morendo sul colpo. Venne così ricollocata nella bara e il corteo funebre proseguì…. Non è forse questo l’esempio per eccellenza di quanto chiamiamo destino: di una lettera che arriva a destinazione?

Nel 1937-38, in attesa dell’esecuzione nella prigione di Lubyanka a Mosca, Nikolaj Bucharin scrisse prolificamente, portando a termine quattro notevoli manoscritti: un libro sulla filosofia marxista, uno su socialismo e cultura, un romanzo e un libro di poesie. I manoscritti sopravvissero miracolosamente e i primi tre sono ora disponibili in inglese. Le chiavi di questo straordinario lavoro sono la costellazione in cui fu scritto e il suo destinatario: Bucharin era perfettamente consapevole del fatto che presto sarebbe stato fucilato e che i libri non sarebbero stati pubblicati, e affidava i libri alla sua guardia carceraria affinché fossero consegnati a Stalin (il quale li conservò)…

Divenire Foucault

Divenire Foucault. Del “pensare-con”

Deleuze considerava Foucault il più grande filosofo contemporaneo. Alla morte dell’amico, gli dedicherà questo prezioso omaggio postumo, che rappresenta senz’altro la migliore lettura complessiva della sua opera. Si tratta di un testo simpatetico, di un’interpretazione intensiva, problematica e problematizzante, che si snoda attraverso le tre dimensioni del sapere, del potere e dei processi di soggettivazione, e attraverso la quale Deleuze ci ha mostrato cosa significhi veramente pensare con Foucault, andando necessariamente anche oltre di lui. Qui le individualità dei due filosofi si amalgamano, si fondono, e facciamo il nostro ingresso in un territorio in cui non c’è più nessuno che dica “io”. Perché – Deleuze ce lo ha insegnato – «si lavora sempre in più d’uno, anche quando ciò non è visibile». Quello che ne esce, è il sorprendente ritratto di un Foucault «metallico e stridente», che si rivolge direttamente ai problemi della nostra attualità, inventando gli strumenti che ci permettono di interpretarla, di capirla, e forse anche di cambiarla…

Puccini e Pasolini

Puccini e Pasolini

A una prima occhiata sembra difficile trovare due artisti più diversi di Giacomo Puccini e Pier Paolo Pasolini. Mi è capitato di riflettervi rileggendo Una vita violenta negli stessi giorni in cui riascoltavo la Tosca. Le due fruizioni non sono state conseguenza della ricerca di possibili somiglianze, finché, leggendo il terzo capitolo di Una vita violenta e ascoltando il terzo atto della Tosca, ho notato un’affinità importante: entrambi gli artisti hanno descritto la nascita del giorno a Roma, scandita da molte diverse campane. Trovata un’affinità, ne spuntano altre. Ad esempio Pasolini e Puccini si somigliano anche nel modo in cui vengono apprezzati; Pasolini rimane legato alla sua violenza espressiva – dico violenza a livello soprattutto strutturale e stilistico – per cui è difficile, se non addirittura imbarazzante per chi lo ama, considerarlo uno scrittore comunque “normale”…

Manoscritti economico-filosofici del 1844

Un evento editoriale: i Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Karl Marx

I Manoscritti economico-filosofici sono appunti di lettura presi a Parigi, tra il marzo e il settembre 1844, da un giovane e colto tedesco, appena ventiseienne, che era sul punto di varcare il confine tra critica filosofica e lotta politica. Nella capitale francese Karl Marx era giunto dall’ottobre dell’anno precedente per curare l’organiz­zazione degli Annali franco-tedeschi, cioè della rivista attorno a cui si raccolsero per breve tempo i Giovani hegeliani di sinistra. Le sue note di lettura rappresentano il risultato di un primo intenso studio dell’economia politica e di un confronto con la filosofia di Hegel, vista come elaborazione speculativa dello stesso punto di vista dell’eco­nomia politica. Ma attestano insieme una vasta conoscenza delle teorie socialiste e comuniste e delle relative esperienze associative. Da quando, quasi un secolo più tardi, queste note furono pubblicate per la prima volta, nel 1932, divennero uno dei testi più dibattuti da studiosi e militanti comunisti di diverso orienta­mento…

Deleuze e Hume

Problema della conoscenza e problema morale

Hume si propone di fare una scienza dell’uomo. Qual è il suo progetto fondamentale? Una scelta si definisce sempre in funzione di ciò che esclude, un progetto storico è una sostituzione logica. Per Hume si tratta di sostituire a una psicologia della mente una psicologia delle affezioni della mente. La psicologia della mente è impossibile, incostituibile, non potendo trovare nel suo oggetto né la costanza né l’universalità necessarie; soltanto una psicologia delle affezioni può costituire la vera scienza dell’uomo.

In tal senso Hume è un moralista, un sociologo prima di essere uno psicologo: il Trattato mostrerà che le due forme in cui la mente è affetta sono essenzialmente il passionale e il sociale. Che tra loro si implicano, garantendo l’unità dell’oggetto di una scienza autentica. Da una parte la società pretende da ognuno dei suoi membri, si attende da loro l’esercizio di reazioni costanti, la presenza di passioni suscettibili di fornire dei moventi e dei fini, dei caratteri collettivi o particolari: «Un principe che impone una tassa ai suoi sudditi si aspetta la loro condiscendenza». Dall’altra, le passioni implicano la società come il mezzo obliquo attraverso cui soddisfarsi…

Giobbe

Miseria (e attualità) di Giobbe

Quella di Giobbe è una figura ricorrente del pensiero occidentale: interpretato filosoficamente da Kierkegaard e Negri, oggetto di esegesi e di teologia, ripreso nella modernità da ricostruzioni narrative che alla sua storia si ispirano. La vulgata più nota attribuisce a Giobbe la virtù della pazienza, di chi sopporta i mali dimostrando così la propria fede. Cambiando lo sguardo sulla narrazione del Libro di Giobbe, però, ci si accorge che forse quel libro vuole dirci tutt’altro. Forse Giobbe è un nevrotico che, nell’accezione psicanalitica del termine, è capace di vedere il proprio male superabile soltanto attraverso un riscatto immediato. E, in questo senso, dimostra in negativo tutta la sua estrema attualità: meglio l’uovo oggi che la gallina domani

Il sistema di accoglienza in Italia

Guardare dall’interno il sistema di accoglienza in Italia

Il libro Il sistema di accoglienza in Italia ha l’obiettivo di mettere in discussione i discorsi che si fanno sulle migrazioni in relazione al sistema di ‘accoglienza, rompendo lo sguardo coloniale applicato alle persone migranti attraverso una presa di parola collettiva, eretica e meticcia. A questo obiettivo generale si affianca quello di andare oltre le modalità consolidate di produzione della conoscenza, superando la pratica che riduce i protagonisti della realtà sociale, specialmente se in una condizione subalterna o se persone migranti, ad oggetti del punto di vista accademico, solitamente bianco, maschile e occidentale.

Le politiche migratorie vigenti in Italia e negli altri paesi europei dell’area Schengen non permettono, di fatto, ingressi legali per motivi di lavoro, ad eccezione delle persone particolarmente ricche o con specifiche qualifiche e competenze professionali. Questa scelta politica si è accelerata negli ultimi anni, soprattutto dal 2010-2011, quando ha iniziato ad approfondirsi la crisi economico-finanziaria iniziata nel 2007-2008. Sarebbe necessario, in questo senso, cambiare drasticamente l’orientamento di fondo delle politiche in corso, attraverso decisioni strutturali che introducano un permesso di soggiorno per ricerca lavoro non condizionato o, per lo meno, lo riconoscano a quanti sono soggiornanti. E, insieme, mettano in condizione di regolarizzare la propria condizione amministrativa quanti svolgono un’attività lavorativa o hanno legami familiari o affettivi in Italia…

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