Carlo Brentari (Cles, 1974) insegna Bioetica, Antropologia filosofica e Filosofia della biologia presso l’Università degli Studi di Trento. Nel 2002 ha conseguito un dottorato in filosofia alla Karl-Franzens-Universität di Graz (Austria). Si occupa di etica ambientale, human-animal studies, biosemiotica, filosofia del linguaggio e filosofia della natura. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Il cerchio del possibile (Orthotes 2019); How to Think About Human-Animal Differences in Thinking, in N. Rezaei, A. Saghazadeh (eds.), Thinking. Bioengineering of Science and Art (Springer 2022).
Di fronte all’aspetto e al comportamento degli animali non umani, la prima reazione dell’osservatore umano è decisiva. Se a prevalere è la meraviglia e il presentimento di un ricco mondo di significati, allora l’osservazione e lo studio degli animali non umani possono farsi sistematici e l’interesse spontaneo può diventare teoria e produzione culturale (in molti modi: come filosofia, scienza, letteratura, cinema). Se nell’osservatore prevale invece un’impressione di povertà di senso, di ottusa alienità, di un incosciente lasciarsi condurre dalle cose, gli esiti possibili sono due: o la mancanza di interesse, e quindi un (del tutto legittimo) orientarsi dell’attenzione su altri oggetti, oppure un interesse secondario, solitamente subordinato o funzionale ad altri scopi. Nel secondo esito è compresa la diffusissima tendenza a fare dell’animale un mero termine di confronto dell’umano – solitamente, un termine di confronto che mira a sottolineare l’eccezionalità della condizione della specie umana e delle prestazioni dei suoi membri.
Quanto detto vale anche per la storia del pensiero occidentale. Con la grande eccezione delle opere biologiche di Aristotele, l’attenzione che i filosofi dedicano agli animali è solitamente secondaria, funzionale ad altre finalità. Nella filosofia classica greca, ad esempio, la riflessione sulle abilità cognitive degli animali – che pure inizia a mettere in luce elementi significativi dal punto di vista scientifico – è spesso condotta all’interno della discussione del vegetarianismo (visto come pratica che può migliorare l’essere umano in primo luogo dal punto di vista morale). Nel repertorio pitagorico e neoplatonico, ad esempio, questo regime alimentare viene proposto non solo a partire dall’ipotesi religiosa della trasmigrazione delle anime e dall’aspirazione a un maggiore equilibrio interiore (l’animo è infatti perturbato dalla passione della caccia e dal gusto per la carne), ma anche basandosi sull’affermazione che gli animali non umani posseggono un grado minimo di razionalità.