Bruno Walter

Bruno Walter (1876-1962) è considerato uno dei maggiori direttori d’orchestra del secolo. Fino al 1933 svolse un’intensa attività concertistica in Germania. All’avvento di Hitler si trasferì in Austria dove, nel 1936, assunse la direzione artistica dell’Opera di Stato di Vienna. Dopo l’Anschluss, si rifugiò a Parigi e, allo scoppio della guerra, negli Stati Uniti. Succedette a Toscanini alla direzione dell’Orchestra filarmonica di New York.

Dal profondo dei miei ricordi mi torna in mente l’immagine di Gustav Mahler, come apparve a me diciottenne. Nel giugno del 1894 era riecheggiato, sulla stampa musicale, un grido di indignazione per l’esecuzione della Prima sinfonia di Mahler, allora chiamata Titano, al festival musicale dell’Allgemeinen Deutschen Musikvereins, a Weimar. A giudizio dei critici, l’opera dava adito ad un giusto sdegno, a causa della sua sterilità, della trivialità e dei frequenti eccessi; soprattutto il Trauermarsch in Callots Manier (Marcia funebre alla maniera di Callot) fu respinto con rabbia e disprezzo. Ricordo chiaramente l’eccitazione con cui divorai gli articoli dei giornali sull’argomento: ammirai quell’autore coraggioso, a me sconosciuto, per quella marcia funebre così singolare, e desiderai vivamente di poter conoscere quell’uomo straordinario e la sua opera altrettanto straordinaria. Qualche mese dopo, una raccomandazione presso Pollini, direttore del teatro, mi portò come maestro sostituto all’Opera di Amburgo, dove primo direttore d’orchestra era quello stesso Gustav Mahler, sulla cui opera avevo letto cose così stimolanti. Era lì in persona, negli uffici del teatro, quando uscii dalla visita di presentazione a Pollini: pallido, magro, piccolo di statura, il viso affilato, la fronte diritta, incorniciata da capelli nerissimi, gli occhi interessanti dietro gli occhiali, i segni del dolore e dello humour sul volto che, mentre parlava con qualcuno, mostrava sorprendenti mutamenti di espressione, quasi un’incarnazione insolita, demoniaca e spaventosa del direttore d’orchestra Kreisler, proprio come poteva rappresentarselo, nella sua fantasia, il giovane lettore di E.T.A. Hofimann. Con gentilezza e benevolenza si informò delle mie capacità e conoscenze musicali. Con sua evidente soddisfazione, risposi con un misto di timidezza e di consapevolezza delle mie capacità, e la cosa mi lasciò in uno stato di confusione e di emozione. Di fatto le mie esperienze, fatte finora in ambiente borghese, mi avevano insegnato che si poteva incontrare il genio solo sui libri o tra le note, nel godimento della musica o di uno spettacolo, o nei tesori artistici dei musei e che invece l’uomo vivente fosse più o meno comune e la vita reale prosaica. Fu quindi, per me, come se si fosse dischiuso un mondo superiore. Nell’aspetto e nel comportamento Mahler mi apparve come un genio e un demone nello stesso tempo: la vita stessa era diventata improvvisamente romantica, e non saprei descrivere meglio l’effetto elettrizzante della personalità di Mahler, se non richiamandomi alla forza irresistibile con cui egli entrò nella vita di un giovane musicista, che ero io, e portò in breve tempo a una trasformazione totale dei miei sentimenti.

Bruno Walter
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