Eduard Hanslick, Il bello musicale

Pubblicato nel 1854 Il bello musicale suscitò grande scalpore nel mondo culturale e artistico, e ben presto fu tradotto in tutte le lingue europee. Con questo scritto Eduard Hanslick rivoluzionava l’estetica musicale ed insegnava a “saper udire” la musica per quella che essa veramente è: pura forma, al di là di qualsiasi rappresentazione sentimentale e psicologica.

Su questo famoso libro si è orientata poi tutta la cultura musicale contemporanea.

Il rapporto con la natura è per ogni cosa il punto primo, più venerando e più fecondo. Chiunque avverta, sia pure superficialmente, il pulsare del nostro tempo, sa come questa nozione vada sempre più predominando. La moderna indagine è percorsa da una così forte corrente diretta al lato naturale di ogni fenomeno, che anche le ricerche più astratte gravitano notevolmente verso il metodo delle scienze naturali. Anche l’estetica, se non vuol condurre un’esistenza fittizia, deve rendersi conto tanto delle robuste radici, quanto delle sottili fibrille, che legano ogni singola arte alla natura. E proprio per l’estetica musicale il rapporto della musica con la natura dà luogo a conseguenze importantissime. La posizione dei suoi più difficili temi, la soluzione dei suoi problemi più controversi, dipendono dalla giusta valutazione di questo rapporto.

Le arti – considerate anzitutto dal punto di vista degli apporti che ricevono, non da quello della loro azione – stanno in una duplice relazione con la natura che le circonda: in primo luogo, per il materiale grezzo, fisico, col quale creano; in secondo luogo, per il contenuto di bellezza che è loro fornito per l’elaborazione artistica. In entrambi i casi la natura si comporta verso le arti come materna donatrice della dote prima e più importante. Dobbiamo ora tentare di passare rapidamente in rassegna, nell’interesse dell’estetica musicale, questa dotazione, e di esaminare che cosa abbia fatto per la musica questa donatrice razionale, e perciò inegualmente prodiga, che è la natura.

Se si cerca di che genere sia il materiale che la natura offre alla musica, risulta che si tratta solo del materiale grezzo, che l’uomo costringe a risuonare. Il muto metallo delle miniere, il legno della foresta, la pelle e i budelli degli animali, ecco tutto quello che troviamo in natura per produrre il vero e proprio materiale da costruzione per la musica, cioè il suono puro. Noi riceviamo dunque prima di tutto solo un materiale per il materiale: quest’ultimo è il suono puro, determinato in altezza e profondità, vale a dire misurabile. Esso è condizione prima e indispensabile di ogni musica. Questa lo plasma in melodia e armonia, i due fattori principali della musica. Ambedue questi fattori non si trovano in natura, ma sono creazioni dello spirito umano.

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