Gianluca Attademo, Autocomprensione, giustizia, dignità. Elementi del dibattito etico-filosofico intorno agli interventi genetici sull’uomo

Quali regole e principi dovrebbero orientare una società dove le capacità di intervento biotecnologico sono più avanzate rispetto al nostro presente?

Agli inizi del Terzo Millennio questi interrogativi hanno occupato la scena di un dibattito etico-filosofico ampio e trasversale che ha coinvolto bioeticisti, filosofi, giuristi, scienziati sociali e teologi.

Le ricerche qui presentate intendono restituire la complessità di una interrogazione etica che ha visto confrontarsi, tra gli altri, Jürgen Habermas, Norman Daniels, Allen Buchanan e Dietmar Mieth, con l’intento di definire punti di intersezione, norme, valori e possibili motivi ispiratori per la governance dell’innovazione biotecnologica nelle democrazie contemporanee.

Il confronto con le tecnologie genetiche ed il dibattito intorno alle possibili derive “eugenetiche” in Europa, come emerge dalla stessa posizione di Habermas, ruota attorno alla definizione dei limiti da non oltrepassare; nel contesto atlantico invece l’approccio a questi temi è più direttamente orientato ad una ricerca di spazi soglia per l’implementazione delle tecniche rese di volta in volta disponibili dall’avanzamento della ricerca biomedica. Non si tratta di rimettere regole, decisioni e scelte al mercato. Al contrario un’analisi della discussione nordamericana attorno al tema delle libertà individuali porta a maturazione la preoccupazione che al potere coercitivo dell’eugenetica di stato si sostituiscano, nello spazio pubblico, nuovi poteri che contribuiscano a elaborare, diffondere ed imporre stereotipi e discriminazioni. Si può individuare quale leitmotiv di questa riflessione, che si è sviluppata al volgere del secolo ventesimo, la proposta etico-politica di uscire consapevolmente dal passato eugenetico della storia degli Stati Uniti.

Le posizioni principali, maturate attraverso un lungo confronto sono state espresse in due volumi che oggi rappresentano un sorta di classici: l’uno From chance to choice, frutto del lavoro di quattro studiosi Allen Buchanan, Normann Daniels, Dan W. Brock e Daniel Wikler è uscito poco prima del testo di Habermas ed è, al pari del testo del filosofo tedesco in Europa, un punto di riferimento per qualsiasi analisi sul tema; l’altro, Liberal eugenics, nasce dalle ricerche del filosofo neozelandese Nicholas Agar ed è stato pubblicato nel 2005. In Italia queste posizioni sono state discusse, inizialmente, soprattutto a partire dalle istanze proposte nelle analisi di discussione di Habermas per poi intrecciarsi e maturare in profondità con l’intreccio con il filone dello human enhancement. La critica habermasiana, come si è visto, insiste sulla messa in scacco della soggettività fondata nel linguaggio che si realizzerebbe nell’atto oggettivante della predeterminazione di caratteristiche nei nascituri. Si vuole qui evidenziare che questo angolo visuale, che pure si caratterizza per un impianto speculativo solido e serrato, metta a fuoco solo alcuni degli elementi di complessità della posizione degli autori con i quali si confronta.

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