Felice Cimatti, Assembramenti

Il punto a) dell’Art. 1, Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale, contenuto nel Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) del 26 aprile 2020, stabiliva «il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro». Più in generale, secondo il punto c) «è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati». È il divieto di assembramento il nuovo e forse definitivo dispositivo metafisico del tempo inaugurato dall’epidemia. In effetti anche adesso che è disponibile un vaccino contro il virus SARS-CoV-2 a molti continua a venire spontaneo evitare di avvicinarsi ad altri esseri umani, e in generale ad altre entità viventi: come gli esperti non smettono di ricordarci, il virus non è che una delle tantissime minacce che possono mettere a rischio le nostre esistenze.

Ma che cos’è la vita se non un continuo incontrollato proliferare di «assembramenti»? Al contrario, che cos’è il «divieto di assembramento», se non l’ingiunzione a non lasciarsi toccare dal movimento della vita? Il libro – ogni capitolo prende spunto da un’immagine di un assembramento spontaneo a cui segue un commento filosofico, ma anche letterario o psicoanalitico – esplora invece l’originaria potenza creativa dell’«assembramento». Perché non c’è vita senza assembramenti.

Un prato, alberi, palazzi sullo sfondo, una giornata di sole. Uno spazio aperto. Aperto vuol dire, ad esempio, che dei ragazzini ci possono giocare a pallone, oppure che delle pecore possono pascolare liberamente mentre il pastore le controlla riparato sotto un albero (a Roma succede più spesso di quanto non si pensi), o ancora che qualcuno ci porti dei cani a correre. Aperto, allora, vuol dire che è un ambiente che permette molte e diverse attività, umane e non. Ma che succede se invece in quel prato non succede niente? In questo caso il campo è forse ‘vuoto’? Un campo può essere vuoto? Chiariamo qual è l’impensato di questa domanda. Se un campo senza umani (e animali) è vuoto, questo significa che il mondo è una sorta di palcoscenico per le azioni degli esseri umani (e, se siamo ecologicamente generosi, degli animali non umani, in particolare i mammiferi, cioè gli unici animali che gli umani prendono in considerazione).

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