Gabriele Schimmenti, L’arte contesa. L’estetica, la sinistra hegeliana e il giovane Marx

La politicizzazione della filosofia dell’arte rappresenta una delle caratteristiche fondamentali del giovane hegelismo. Il presente volume, oltre a cercare di restituire il senso di tale politicizzazione, studia le mediazioni e alcune delle figure più rilevanti che hanno contribuito a tale fenomeno e cerca di mostrare, mediante uno studio dei Quaderni di Bonn contenuti nella MEGA2 e delle tracce di un saggio perduto su arte e religione, quanto la questione estetica sia stata rilevante per lo sviluppo del concetto di feticismo del giovane Marx.

Riconoscendo la centralità della tesi hegeliana del “carattere passato dell’arte” e rimodulandola in relazione alle esigenze della lotta, alcuni intellettuali del giovane hegelismo berlinese sviluppano una critica alle concezioni estetiche di stampo confessionale e religioso in voga nella Germania di Federico Guglielmo IV, proponendo in taluni casi una nuova idea di autonomia estetica. L’esito di tale processo sarà lo spostamento della contesa sull’arte e sull’estetico verso la dimensione del politico.

Nel 1841, dopo il favorevole esito della dissertazione in absentia a Jena, Marx partecipa alle riunioni di fondazione della Gazzetta Renana e intrattiene rapporti epistolari con Ruge che in quel momento stava trasformando il progetto degli Annali di Halle negli Annali tedeschi. Nel frattempo, tra la fine del 1841 e la metà del 1842, Bruno Bauer pubblica sia la Posaune che la Hegels Lehre. La seconda parte della Posaune di Bauer, dunque la Hegels Lehre, che della prima era intesa essere la prosecuzione, avrebbe dovuto contenere una parte scritta da Marx. Fu G. Mayer, all’inizio del Novecento, a suggerire che Marx avesse partecipato alla stesura della Hegels Lehre. Già a partire dalla risposta di M. Nettlau, tutti gli studi più recenti e, dunque, tanto la filologia marxiana, quanto quella baueriana, tuttavia, convergono sul fatto che il testo non venne scritto da Marx, bensì dal solo Bauer. I curatori del primo volume della Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA2) sostengono infatti che «Marx redasse per quanto concerne la sua parte un Saggio sull’arte cristiana, nel quale si occupava della dottrina dell’arte e della religione di Hegel e, inoltre, di una parte della filosofia del diritto hegeliana. Nel gennaio 1842, come egli stesso riferì, Marx terminò lo scritto. Il 10 febbraio egli promise che il suo manoscritto sarebbe stato consegnato entro pochi giorni all’editore Otto Wigand. Tuttavia non adempì alle sue promesse». I curatori dell’edizione storico-critica non attribuiscono a Marx né singole sezioni, né brani di entrambe le opere summenzionate. Tuttavia, il coinvolgimento indiretto di Marx nell’elaborazione teorica dei trattati di Bauer non sembra poter essere invece messo in discussione dato l’intenso scambio tra i due nel periodo di Bonn e Colonia.

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