Antonio Di Stasio

Antonio Di Stasio è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” al Dipartimento di Giurisprudenza e professore a contratto di filosofia e sociologia del diritto all’Università degli Studi di Salerno. Si occupa di trasformazioni delle istituzioni monetarie, teorie critiche del diritto e processi di democratizzazione dal basso.

Negli ultimi due decenni, segnati da crisi ricorrenti e da trasformazioni profonde dell’ordine economico e geopolitico, la questione monetaria ha assunto una rinnovata centralità teorica e politica. La moneta non si presenta più soltanto come un oggetto di indagine specialistica, confinato ai dibattiti accademici, ma emerge come nodo strategico attorno al quale si giocano la stabilità dei mercati, l’equilibrio delle istituzioni e le possibilità stesse di riproduzione sociale. In quanto istituzione giuridica e, al contempo, dispositivo economico, essa è divenuta il centro di una discussione che investe non solo le sue funzioni tradizionalmente riconosciute, ma anche il ruolo delle autorità deputate a disciplinarne l’emissione e la circolazione. La moneta si configura come dispositivo centrale delle condizioni di produzione e riproduzione dell’ordine sociale. Il dibattito intorno ad essa coinvolge così direttamente non solo gli economisti, ma allo stesso modo scienziati sociali e giuristi.

In questo contesto, l’idea di una presunta neutralità della moneta, così come il dogma dell’indipendenza delle banche centrali, sono stati sottoposti a una critica crescente. Da un lato, l’economia politica dominante si è rivelata incapace di fornire spiegazioni adeguate delle cause strutturali delle crisi; dall’altro, le politiche monetarie messe in atto per fronteggiarne le conseguenze hanno mostrato limiti evidenti. Da tale impasse è scaturita una stagione di interventi straordinari – le cosiddette unconventional monetary policies – che, pur orientati a contenere un’instabilità sempre più diffusa, hanno finito per incrinare i principi fondativi proclamati negli stessi statuti delle banche centrali, rendendo manifesta la natura eminentemente politica della moneta. Così il dibattito sulla moneta è diventato centrale in tutti gli studi su democrazia e tecnocrazia, in quanto il suo governo è sempre meno questione tecnica o “automatica”, è sempre più una questione centrale di legittimità democratica.

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