Angelina Marcelli ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università della Calabria e attualmente è ricercatrice di Storia economica presso l’Università telematica eCampus, dove dirige il centro di ricerca multidisciplinare impresa. Le sue ricerche, orientate verso le dinamiche dello sviluppo economico, hanno privilegiato lo studio dell’evoluzione delle istituzioni economiche nel Mezzogiorno, del pensiero economico italiano e di temi ambientali in epoca contemporanea. Di recente ha pubblicato: Calabria straordinaria. La Cassa per il Mezzogiorno tra lotta alla povertà e strategie di sviluppo (2022) e, insieme a S. Ecchia, ha curato la versione italiana (2024) del volume di M. Casson e C. Casson, L’imprenditore nella storia. Dal mercante medievale al moderno uomo d’affari.
Con l’inizio del XXI secolo, nel panorama sociale e informativo le fake news sono emerse come una minaccia sempre più pervasiva. Si tratta di una moderna forma di disinformazione che distorce la percezione della realtà, erode la fiducia nel flusso di produzione delle notizie, e rende costosa la ricerca per la verifica dell’attendibilità delle fonti. È ormai opinione diffusa che il fenomeno possa essere compreso soltanto se messo in correlazione con lo sviluppo delle tecnologie digitali di comunicazione. Informazioni in parte o del tutto prive di veridicità, divulgate con o senza intenzionalità, una volta immesse nel web alimentano l’opinione pubblica facendo leva sull’emotività e possono arrivare alla creazione di convinzioni condivise che non sono conformi alla realtà oggettiva.
Tutte le sfere della vita civile possono avere ripercussioni negative a causa della disinformazione, economia compresa. Notizie erronee possono incidere sulle scelte degli investitori, sul comportamento dei consumatori, alterare le valutazioni delle imprese e addirittura creare instabilità economica. La ragione, come si vedrà in questo saggio, è da ricercare nell’importanza che l’informazione riveste nelle dinamiche economiche e nella possibilità che la cattiva informazione possa alterare il funzionamento dei mercati.
Utilizzando un approccio storico, nella prima sezione di questo contributo si vuole mettere in risalto l’influenza della conoscenza nella società post-industriale. L’informazione viene analizzata nelle sue caratteristiche di bene immateriale, prodotto da knowledge worker e utile a divenire opportunità oppure elemento essenziale per la determinazione di decisioni razionali.
La seconda sezione è dedicata alle asimmetrie informative e all’evoluzione della teoria dell’informazione. In particolare, il focus sulle ricerche pionieristiche di George Akerlof, Michael Spence e Joseph Stiglitz vuole mettere in evidenza come l’importanza di una corretta informazione non sia un problema nuovo. All’opposto, questi studi, con il loro rigore metodologico, mettono in evidenza quanto le asimmetrie informative siano nocive per il corretto funzionamento dei mercati.
La disinformazione rappresenta un ulteriore elemento distorsivo in campo economico. L’ultima sezione, infatti, chiarisce in quale modo le fake news possano essere inserite nella teoria economica, ma soprattutto quanto possano essere nocive per le decisioni degli agenti, siano essi consumatori, produttori o policy maker. La tecnologia che vi sta alla base, ovvero internet e i social network, non può essere considerata responsabile della disinformazione, ma soltanto della sua veloce propagazione, attraverso una sorta di onda d’urto che può essere compensata soltanto attraverso un’incisiva affermazione del pensiero critico.