Andrea Girometti

Andrea Girometti è dottore di ricerca in Economia, Società, Diritto, svolge attività di ricerca presso l’Istituto di Storia Contemporanea della Provincia di Pesaro e Urbino e collabora con il Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell’Università di Urbino “Carlo Bo”. Recentemente ha pubblicato: Per un nuovo movimento sociale europeo: un’utopia (ir)razionale? Note sull’ultimo Bourdieu («The Lab’s Quarterly» 2019); (con Elisa Lello) Dalla contestazione alla gestione dello status quo. Cinquant’anni di giovani e politica in Italia (1968-2018) (in Giovani e società in Italia tra XX e XXI secolo, Bologna 2020).

L’opinione pubblica non esiste

Fin dai primi anni Settanta Bourdieu ha avuto modo di focalizzare l’attenzione sui nuovi protagonisti che caratterizzeranno le dinamiche di competizione e conflitto all’interno del campo politico. In particolar modo, in una celebre conferenza tenutasi al centro Noirot di Arras nel 1971, successivamente pubblicata anche nella rivista Les Temps Moderns, e in seguito in un articolo pubblicato nella rivista Minuit, il sociologo francese assumeva una posizione dissonante, decisamente controcorrente, in conformità con il suo habitus, sul tema dei sondaggi d’opinione già allora in ascesa e assunti come strumento principale per rilevare, agevolmente, gli orientamenti dell’“opinione pubblica”. Una tecnica – il sondaggio – presentata dalla scienza politica tradizionale come neutrale, dotata di scientificità e maneggiata dai nuovi professionisti dell’arte della rappresentazione politica, politologi e sondaggisti, in stretto rapporto, a volte conflittuale se non concorrenziale, con quei politici di professione presi in un processo di rinnovamento o, meglio, di adeguamento rispetto alla progressiva ri-codificazione della politica in termini di marketing e al declino dei partiti fortemente organizzati.

Ciò che rimaneva latente e implicito nell’adozione di massa dei sondaggi, soprattutto in ambito elettorale, oggi praticamente indiscussi se non in termini d’incapacità a prefigurare, sempre e con esattezza, gli esiti di un confronto elettorale, in particolare in tempi di marcate crisi politico-istituzionali, era il carattere d’intervento direttamente politico nella costruzione e manipolazione, più o meno razionale e strutturalmente al servizio delle classi dominanti (e ai rivolgimenti interni ad esse nella competizione tra le varie frazioni come oggi ci sembra più evidente), dell’”opinione pubblica”, in quanto dimensione tutt’altro che omogenea ed omogeneizzabile, bensì rapporto di forze – in cui interagiscono opinioni costituite, opinioni mobilitate, posizioni e disposizioni di classe – irriducibile a una misurazione semplice come quella inscritta in una percentuale.

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202008ott5:00 pmMediateca Montanari: Presentazione di Il reale è relazionaledi Andrea Girometti5:00 pm Mediateca Montanari - Memo, FanoAppuntamenti:Andrea Girometti

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