Andrea Colombo è assegnista di ricerca all’Università di Udine e professore a contratto di Storia della Filosofia presso l’Università di Padova. I suoi interessi scientifici si concentrano sull’empirismo e sulle sue varie declinazioni nel corso del Novecento, con particolare attenzione al pensiero di Gilles Deleuze e William James. I suoi studi hanno inoltre approfondito il rapporto tra scienza e filosofia, soprattutto in relazione al confronto tra Gilles Deleuze e la matematica contemporanea. È autore di Immanenza e molteplicità. Gilles Deleuze e le matematiche del Novecento (Milano 2023) e di F.H. Bradley e W. James. Un dibattito metafisico alle origini del pensiero contemporaneo (Milano 2024). Ha curato e tradotto in italiano opere di G. Simondon, W. James, M. DeLanda e P. Lévy.
Una delle questioni più ricorrenti e al tempo stesso più complesse del pensiero di Gilles Deleuze riguarda il modo in cui la filosofia entra in rapporto con ciò che le è eterogeneo: le altre forme di sapere, le pratiche artistiche e, in modo particolarmente significativo, le scienze. All’interno di questa costellazione problematica, il rapporto tra filosofia e scienza non può essere ridotto a una semplice distinzione disciplinare, né interpretato come una presa di posizione tardiva o meramente classificatoria. Fin dagli scritti degli anni Sessanta, Deleuze manifesta infatti un interesse costante per le scienze e per la matematica, interesse che si inscrive in una più ampia riflessione sulla mathesis universalis, sulla logica delle relazioni e sulle condizioni formali del pensiero. Il ricorso a nozioni quali il calcolo differenziale, le molteplicità, la topologia o la geometria riemanniana non è dunque episodico, ma accompagna in modo strutturale l’elaborazione della sua filosofia. Al tempo stesso, questo interesse non si traduce mai in un’identificazione della filosofia con la scienza, né nell’adozione dei criteri scientifici come misura del pensiero filosofico. Deleuze insiste ripetutamente sul fatto che la filosofia non pensa come la scienza, non opera secondo gli stessi criteri di validità e non persegue i medesimi obiettivi. La filosofia intrattiene con le scienze un rapporto di prossimità, di scambio e di attraversamento, ma senza mai rinunciare alla propria specificità.
È proprio questa tensione – tra un uso diffuso dei materiali scientifici e matematici e una rivendicazione altrettanto netta dell’autonomia della filosofia – ad aver alimentato una vasta letteratura interpretativa. In alcuni casi, tale letteratura ha cercato di sciogliere la tensione enfatizzando la continuità tra pensiero filosofico e pensiero matematico, fino a leggere la filosofia di Deleuze come una forma di ontologia fortemente strutturata, o addirittura come una trasposizione metafisica di modelli elaborati nelle scienze contemporanee. In questa prospettiva, la matematica tende a essere considerata non soltanto come uno dei materiali mobilitati da Deleuze, ma come uno dei suoi orizzonti razionali privilegiati. Una simile lettura coglie senza dubbio un aspetto reale del pensiero deleuziano, ma rischia al tempo stesso di sovradeterminarlo. Essa tende infatti a trascurare il fatto che, accanto alle matematiche e alle scienze, Deleuze attinge in modo altrettanto decisivo ad ambiti eterogenei – dalla letteratura all’arte, dalla psicoanalisi alla politica – e che il suo rapporto con la matematica non mira mai a fondare la filosofia su un modello scientifico, ma piuttosto a metterne alla prova le potenzialità concettuali.