André Breton

Filosofa, linguista, psicoanalista e femminista belga, Luce Irigaray è considerata una delle più importanti filosofe contemporanee. Il nucleo attorno al quale si sviluppa il suo pensiero è il tema dell’alterità: muovendo da quella di genere e identificando il femminile come la più significativa rimozione operata dalla cultura occidentale. Membro dell’École freudienne de Paris, dalla quale fu allontanata nel 1974 per la presunta radicalità delle sue tesi è, dal 1985, docente all’École des hautes études en sciences sociales di Parigi.

Ritornerà il tempo in cui l’uomo essendosi buttato la guerra alle spalle, dovrà ad ogni costo convincersi che essa non deve necessariamente ripresentarsi davanti a lui. A quel punto non si reprimeranno mai abbastanza energicamente gli intrighi del fatalismo, dello scetticismo e del cinismo; ma prima sarà necessario togliere a coloro i quali ostentano simili atteggiamenti il profitto economico o d’altro genere che si aspettano, senza di che non ci sarebbe, beninteso, nulla di fatto. Compito storico degno dei migliori; ma l’iniziativa e le modalità dipendono dallo svolgimento ulteriore della guerra attuale e si possono appena congetturare.

Al di là di qualsiasi anticipazione su questo piano, la guerra, come fenomeno di cui siamo testimoni, si presta a diverse interpretazioni che in prospettiva possono essere di grande interesse. Se tende ad essere considerata la forma estrema di soluzione imposta da certi conflitti tra i popoli, è innegabile che essa risponde a un insieme molto complesso di pulsioni individuali più o meno simili le quali vi cercano il loro appagamento. La coscienza umana si è sempre espressa in termini inadeguati quando ha creduto di far giustizia della guerra. Non è sufficiente, per liquidare la guerra, revocarne il principio. Anche assimilando l’intera umanità a un corpo, chi arriverebbe a sostenere che dalla generalizzazione dell’arcaico “salasso” ci si possa aspettare un sollievo ai suoi mali? E chi non sente quale distorsione la guerra opera rispetto alla nozione stessa di diritto (che è anche troppo facile per ciascuno dei contendenti ridurre a una nozione soggettiva, esaltata e contraddittoria) dal momento che, minacciato dalla forza bruta, deve chiamare in aiuto la forza bruta e dunque parzialmente cancellarsi di fronte ad essa? A priori, questi rilievi bastano ad allontanare qualsiasi indulgenza dall’idea di guerra. Se si è perpetuata fino a noi, col consenso o almeno con la rassegnazione dell’uomo, deve nascondere qualche oscura seduzione.

Prevenire il ritorno della guerra: se ne potrà seriamente discutere solo nella misura in cui ci si proverà a considerarla, non nei suoi fini più o meno espliciti, ma in rapporto ai mezzi che mette in opera, non nella sua inconcepibile ragione d’essere, ma nella sua struttura.

Non nascondo che tutto ciò suscita riflessioni amare, ma penso che se ne possa assumere il peso se vi è in gioco una maggior chiaroveggenza, e ancora di più se ci si convince che il rimedio può nascere soltanto da una valutazione meno superficiale del male.

André Breton
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