Tutte le rivoluzioni vincenti del passato sono state caratterizzate dal particolarismo di classi minoritarie, che miravano ad imporre i propri interessi specifici al di sopra di quelli della società nel suo complesso. Le grandi rivoluzioni borghesi dei tempi moderni si sono ispirate, apparentemente, ad una ideologia basata sull’ipotesi di profondi e radicali mutamenti dell’assetto politico, ma in realtà si sono limitate semplicemente a legittimare il dominio sociale della borghesia, conferendo una veste politica formale all’ascesa economica del capitale. I concetti di “nazione”, di “liberi cittadini” e di uguaglianza di fronte alla legge sono serviti solo ad occultare la realtà della centralizzazione dello stato, dell’isolamento dell’uomo, della supremazia degli interessi borghesi. Ad onta delle loro rivendicazioni ideologiche progressiste, le rivoluzioni particolaristiche non hanno fatto altro che sostituire il dominio di una classe con quello di un’altra classe, una forma di sfruttamento con un’altra, un sistema lavorativo con un altro, un sistema di repressione psicologica con un altro. Ciò che contraddistingue la nostra epoca è il superamento della rivoluzione di tipo particolaristico e la possibilità di una rivoluzione generale – completa e totale. Una delle conquiste – e forse l’unica degna di nota della società borghese consiste nell’aver rivoluzionato i mezzi di produzione in una misura che non ha precedenti nella storia passata. Questa rivoluzione tecnologica, il cui punto culminante è rappresentato dall’avvento della cibernetica, ha creato basi oggettive, reali, sulle quali si potrà fondare un mondo nuovo, senza supremazia di classe, senza sfruttamento, senza schiavitù della fatica e dei bisogni materiali. Disponiamo, oggi, dei mezzi che ci consentono di creare un uomo a tutto tondo, un uomo totale, libero dai sensi di colpa e dai complessi inculcatigli da un’educazione di tipo autoritario, aperto al desiderio e alla percezione sensuale del meraviglioso. Oggi è finalmente possibile concepire l’esperienza futura dell’uomo nei termini di un processo coerente, in cui le fratture tra attività e pensiero, tra razionalità e sensitività, tra disciplina e spontaneità, tra individualità e comunità, tra uomo e natura, tra città e campagna, tra educazione e vita, tra lavoro e gioco, siano tutte risolte, armonicamente e organicamente ricomposte in una nuova e migliore forma di libertà. Come la rivoluzione particolaristica ha prodotto una società particolaristica, sdoppiata, così la rivoluzione totale produrrà una comunità organicamente unita, multiforme. La grande piaga della “questione sociale”, aperta dalla società borghese, potrà finalmente essere sanata.
Che la libertà debba essere concepita in termini umani, non animali – in termini di vita, non di sopravvivenza – è abbastanza chiaro. L’uomo non si libera dalle catene della schiavitù e non acquista una dimensione veramente umana semplicemente scrollandosi di dosso la dominazione sociale e conquistando una libertà astratta. Deve conquistare una libertà concreta: libertà dai bisogni materiali, dalla schiavitù del lavoro, dalla necessità di dedicare la maggior parte del proprio tempo – cioè, della propria vita – alla lotta per la sopravvivenza. Il grande contributo di Karl Marx alla teoria rivoluzionaria moderna consiste nell’aver compreso che queste sono le premesse fondamentali per la libertà dell’uomo, e nell’aver indicato che la libertà presuppone la possibilità di godere del tempo libero, e quindi un benessere materiale tale da togliere al tempo libero il carattere di privilegio sociale.
Alla stessa stregua, non bisogna confondere le premesse necessarie alla libertà con le condizioni della libertà. Se la libertà è possibile, ciò non significa che essa sia, di fatto, realizzata. Insieme ai suoi caratteri positivi, il progresso tecnologico presenta alcuni aspetti decisamente negativi e socialmente regressivi. È vero che il progresso tecnologico aumenta, in senso storico, le potenzialità libertarie; ma è anche vero, d’altro canto, che il controllo esercitato dalla borghesia sulla tecnologia rafforza l’organizzazione tradizionalistica della società e della vita quotidiana. La tecnologia e la ricchezza delle risorse materiali forniscono al capitalismo i mezzi per far sì che settori sempre più ampi della società vengano assimilati dal sistema gerarchico ed autoritario dell’establishment borghese. Forniscono, insomma, al sistema le armi, i mezzi di controllo e di propaganda per perpetuare la minaccia e la realizzazione pratica della repressione di massa. La stessa natura centralistica delle risorse materiali rafforza le tendenze monopolistiche, centralistiche e burocratiche dell’apparato politico. In breve, forniscono allo stato mezzi per manipolare e sconvolgere l’intero ambiente di vita – e per perpetuare la gerarchia, lo sfruttamento e la repressione della libertà – che non hanno precedenti nelle epoche storiche del passato.
Non bisogna dimenticare, tuttavia, che questa manipolazione e questo sconvolgimento dell’ambiente di vita sono estremamente problematiche e sono caratterizzate da crisi ricorrenti. Lungi dal portare a una pacificazione (poiché non è certo il caso, qui, di parlare di armonizzazione), il tentativo della società borghese di controllare e di sfruttare l’ambiente di vita che le è proprio, sia naturale che sociale, ha conseguenze rovinose.
Interi volumi sono stati scritti sul problema dell’inquinamento atmosferico e delle acque, della distruzione delle foreste e del suolo, delle sostanze tossiche nei cibi e nelle bevande. Ma ancora più drammatiche sono le conseguenze che possono derivare dall’inquinamento e dalla distruzione dello stesso sistema ecologico dal quale dipende la vita dell’uomo. La concentrazione di scorie radioattive negli organismi viventi rappresenta una minaccia per la salute e per le caratteristiche genetiche di tutte le specie che popolano il pianeta. La contaminazione, diffusa ormai in tutto il mondo, ad opera degli insetticidi, che ostacolano la produzione di ossigeno nel plancton, o ad opera dei vapori di piombo, emessi in percentuali assai vicine ai livelli di tossicità insieme ai fumi di scarico dei motori a benzina, sono esempi di un inquinamento che rappresenta una continua minaccia all’integrità biologica di tutte le forme avanzate di vita – uomo compreso.
Non meno allarmante è la constatazione della necessità di rivedere drasticamente i concetti tradizionali di inquinamento ambientale. Fino a pochi decenni or sono, sarebbe parso assurdo considerare il biossido di carbonio e il calore come elementi inquinanti nel senso tradizionale del termine. Eppure, sia l’uno che l’altro possono essere inclusi a buon diritto nell’elenco delle cause di un futuro dissesto ecologico e possono rappresentare una seria minaccia per le condizioni di vita del nostro pianeta. In seguito alla sempre più massiccia combustione di sostanze, ad uso industriale o domestico, la percentuale di biossido di carbonio nell’atmosfera è aumentata di circa il venticinque per cento negli ultimi cento anni e potrebbe arrivare a raddoppiare entro la fine del secolo. Si è molto discusso, anche attraverso i mezzi di informazione di massa, del famoso “effetto serra” che la sempre crescente concentrazione di questo gas potrebbe produrre; ad un certo punto, si dice, la coltre di gas potrebbe impedire la dispersione del calore terrestre nello spazio, provocando un aumento generale della temperatura che scioglierebbe le calotte polari e causerebbe l’allagamento di vaste zone costiere. La polluzione termica, causata principalmente dagli scarichi di acqua calda delle centrali energetiche tradizionali e nucleari, ha avuto effetti disastrosi sull’equilibrio ecologico di laghi, fiumi ed estuari. L’aumento della temperatura dell’acqua danneggia non solo le capacità fisiologiche e riproduttive della fauna ittica, ma determina anche quell’enorme proliferazione di alghe che già costituisce un grave problema per i corsi d’acqua. Dal punto di vista ecologico, lo sfruttamento e la manipolazione capitalistiche inibiscono la stessa capacità del pianeta di mantenere forme avanzate di vita. La crisi viene aggravata dall’incremento massiccio dell’inquinamento idrico e atmosferico; dall’accumulo crescente di detriti non degradabili, di sostanze residue del piombo e degli insetticidi chimici, degli additivi tossici nei cibi; dall’espansione delle città nelle dilaganti fasce urbane periferiche; dall’aumento dello stress dovuto al congestionamento, al rumore, alla vita di massa; dallo sfrenato deturpamento della terra provocato dagli scavi minerari, dal diboscamento, dalla speculazione edilizia. Il risultato di tutto questo è che il nostro pianeta, nel giro di pochi decenni, è stato rovinato più che in tutti i secoli precedenti della storia dell’umanità.
Dal punto di vista sociale, lo sfruttamento e la manipolazione borghesi i hanno portato la vita quotidiana a un punto ormai critico di vacuità e di noia. Con la trasformazione della società in un’unica grande fabbrica, o mercato, la produzione – e il consumo – fini a se stessi sono divenuti l’unica ragione di vita.