Murray Bookchin, Post-Scarcity Anarchism. L’anarchismo nell’età dell’abbondanza

Post-Scarcity Anarchism è composto da una serie di saggi in cui Murray Bookchin focalizza l’attenzione su un’idea di società non gerarchica, ecologica e anticapitalista, che possa soddisfare equamente i bisogni umani attraverso l’uso della tecnologia e di forme di amministrazione autonoma. Per Bookchin, nella misura in cui la tecnologia viene utilizzata in modo ecologicamente sensibile, essa mostra un potenziale rivoluzionario che può liberare la società dallo sfruttamento capitalistico.

La libertà deve essere concepita quindi in termini di vita e non di sopravvivenza, perché l’umanità non accede alla propria dimensione più politica ricorrendo a ideali astratti, ma deve soprattutto affrancarsi dai bisogni materiali, dalla schiavitù del lavoro salariato e dalla lotta per la sopravvivenza.

In Post Scarcity Anarchism, nello specifico, Bookchin ci offre una panoramica in cui si delineano le basi per un possibile rapporto tra tecnologia ed ecologia, all’interno di una società post-capitalista. Egli sostiene che le forme di dominio che hanno sancito il passaggio dalle società organiche alle forme attuali di società gerarchiche siano scaturite dalla necessità di soddisfare i bisogni materiali delle comunità umane. In sintesi, le prime società umane, che egli definisce “organiche”, vengono descritte come forme di aggregazione sociale senza gerarchie, dove gli individui convivono e cooperano mutualisticamente avendo come fine la sopravvivenza della specie. Questi modelli di società tribali hanno subìto nel tempo varie trasformazioni nel loro assetto organizzativo, introducendo via via forme di dominio con lo scopo di garantire la sopravvivenza dei gruppi. In primis, si è stabilita una supremazia dei vecchi sui giovani, in quanto detentori della giusta esperienza per orientare le scelte collettive. In seguito, si è andata delineando nel tempo la superiorità degli uomini sulle donne, in quanto fisicamente più forti. Nel tempo queste forme di gerarchia si sono evolute e consolidate fino a conformarsi nell’attuale divisione per classi della società. Le stesse istituzioni della nostra società riflettono al loro interno queste gerarchie e sono funzionali a mantenere un certo ordine sociale che possa garantire progresso e sviluppo, sempre mantenendo il dominio di classe, di razza, di genere e di specie. C’è però una novità: Murray Bookchin sostiene che a fronte del balzo tecnologico avvenuto tra la metà dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, si siano raggiunti livelli di produttività di beni e servizi in grado di proiettare le società umane in una nuova era che egli definisce di “post-scarsità”, dove il benessere materiale, dovuto a una sovrabbondanza di merci, possa potenzialmente essere garantito a tutti in egual misura, senza ricorrere alle attuali forme gerarchiche e di dominio presenti nella nostra società.

Sfogliando le pagine dei saggi contenuti in questo libro, ci troviamo di fronte a un’elaborazione che brilla di originalità per i tempi in cui questi testi sono stati elaborati. La capacità di Bookchin di anticipare di mezzo secolo questioni che solo oggi riusciamo a comprendere nella loro profondità – come, ad esempio, il rapporto tra potere, tecnologia e ambiente – è dovuta alla sua formazione di autodidatta e al suo approccio antidogmatico, sempre dialettico rispetto alle correnti teoriche della sinistra radicale. Le grandi rotture epistemologiche che Bookchin opera sia verso la tradizione marxista sia rispetto a quella anarchica traggono origine da un approccio di studio in cui la teoria viene costantemente messa alla prova nella pratica dell’esperienza militante.

Dapprima marxista nel movimento operaio del primo dopoguerra, in seguito anarchico nella New Left, Bookchin ha contribuito attraverso un serrato confronto (e spesso scontro) al rinnovamento teorico avvenuto nella sinistra radicale statunitense a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta.

La rottura definitiva con la prospettiva marxista-leninista avviene durante i grandi scioperi alla General Motors del 1945-46, ai quali Bookchin partecipa come operaio metalmeccanico e militante dello United Auto Workers (U.A.W), uno dei sindacati più combattivi del settore. È proprio in questo contesto che il giovane Murray inizia a comprendere che lo scontro dialettico tra capitale e forza lavoro non è più il terreno di scontro dove su cui si può favorire una rottura realmente rivoluzionaria. Ed è proprio questa constatazione che lo porterà a criticare e scontrarsi con l’arcipelago dei gruppi americani più o meno afferenti al marxismo-leninismo.

[dall’Introduzione di Federico Scirchio]

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