Alessandro De Cesaris

Alessandro De Cesaris è ricercatore post-doc presso la cattedra di Estetica e filosofia dell’arte dell’Università di Friburgo (Svizzera). Ha studiato e svolto attività di ricerca a Napoli, Friburgo (Germania), Torino, Berlino e Parigi. Ha curato i volumi Hegel, Logic and Speculation (con D.P. Bubbio, M. Pagano e H. Weslati, 2019), Technologies de la visibilité (con G. Lingua, 2021) e Vite digitali. Essere umani nella società del XXI secolo (2021). Ha pubblicato saggi in diverse lingue dedicati al pensiero classico tedesco, alla filosofia dei media e all’antropologia della tecnica.

Il rapporto tra filosofia e singolarità è quantomeno peculiare. Da millenni risuona nella storia del pensiero il monito aristotelico secondo il quale non vi sarebbe scienza del singolare, ma solo dell’universale. E tuttavia, tutte le principali opere filosofiche della nostra tradizione, su tutte la Metafisica aristotelica, altro non sono che tentativi di definire, chiarire e sviluppare il senso della singolarità. Il singolare è ciò che ci è più prossimo, è ciò a cui in prima battuta sembra che non possiamo sottrarci: tutto ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, in qualche modo anche tutto ciò che facciamo e diciamo non è che qualcosa di singolare. Al tempo stesso, la filosofia è stata costantemente indirizzata alla scoperta di un ente singolarissimo, che sia Dio, l’Assoluto o il suo opposto, il nulla. In entrambe queste sue dimensioni, ovvero in quanto ciò che vi è di più prossimo o più distante, il singolare sembra sfuggirci.
La nozione di singolarità compare a più riprese nella storia del pensiero: la scolastica medievale, il pensiero moderno (eminentemente nelle filosofie di Spinoza e di Leibniz), e più di recente la filosofia esistenzialista, il pensiero della differenza, l’ontologia analitica sono tutti esempi di modelli di pensiero che riservano al singolare uno spazio privilegiato. In questo elenco sembra non ci sia un posto per la filosofia classica tedesca, tradizionalmente associata a un pensiero dell’universale o dell’Uno (con la maiuscola) inteso come totalità, e dunque come un modo di pensare che porrebbe il singolare e l’individuo solo in quanto fagocitati dall’infinito, dall’assoluto e dalla Storia (anche qui con la maiuscola).
Non sorprende, dunque, che Hegel non figuri nella lista, e tuttavia la sua assenza ha un significato particolare. Egli infatti non è solo escluso dal novero di coloro che si sono occupati del problema, ma è considerato da molti come la ragione per cui altri, dopo di lui, hanno dovuto rimettere a tema il singolare e riproporlo nel dibattito. In altri termini, nonostante Hegel non sembri appartenere alla storia del concetto di singolarità, proprio la critica del sistema hegeliano è stato uno dei motori storici della riflessione sulla questione dell’ente singolare.

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