L’accademia e il fuori. Il problema dell’intellettuale specializzato in Italia

Il volume L’accademia e il fuori è una raccolta di riflessioni di giovani ricercatrici e ricercatori. L’esigenza di riflettere sull’autoreferenzialità del mondo accademico, di cui la figura dell’intellettuale specializzato è il prodotto, e sul senso di marginalizzazione che caratterizza le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, ha fatto nascere un significativo incontro di esperienze e ricerche sul rapporto tra sapere accademico e sapere non accademico e su come questi possano e debbano confrontarsi. La dialettica tra l’accademia e il suo fuori è, quindi, il filo rosso che collega spunti filosofici, letterari e socio-politici per provare a costruire pratiche di resistenza all’interno dell’università e di collaborazione con la società. Vicinanza e lontananza, dentro e fuori sono le linee direttrici del volume, che prende in esame le condizioni materiali del lavoro intellettuale e le possibilità di presa della parola in pubblico, nonché l’insegnamento di grandi figure intellettuali rispetto all’agency e al ruolo della critica politica. Il volume vuole essere un punto di partenza per costruire un più ampio dialogo collettivo sulle condizioni del lavoro intellettuale e sulla necessità di rivalutarne il valore politico.

Saggi di: Lorenzo Barbanera, Tiziana Faitini, Alessandro Fiorillo, Federica Frazzetta, Paola Imperatore, Renata Leardi, Daniele Lo Vetere, Lorisfelice Magro, Vincenzo Mele, Fabio Mengali, Francesco Padovani, Alessia Tortolini, Achille Zarlenga

Lidea di affrontare il tema dell’intellettuale accademico nel rapporto con la società prende forma a partire da un confronto tra le esperienze personali di un gruppo di giovani ricercatrici e ricercatori precari, alcuni con un background di militanza politica, altri giunti per altre vie a forme di autocoscienza sulla propria condizione lavorativa. Si può dire che il nucleo concettuale del convegno e del volume che ne è nato derivi in larga parte dai problemi emersi nella sfera individuale di ciascuno, che si sono scoperti comuni a un numero molto alto di persone impiegate in forme e ruoli diversi nel mondo della ricerca universitaria. Simbolicamente, il convegno L’accademia e il fuori è stato concepito in un bar di Pisa, poiché l’università è stata progressivamente privata di spazi adeguati a favorire un confronto tra le ricercatrici e i ricercatori, senza contare che la maggior parte del personale precario non dispone neppure di un ufficio in condivisione. La marginalizzazione – materiale e simbolica – di chi presta le sue conoscenze agli interessi di un sistema incapace di tradurre tali prestazioni in forme di appartenenza e integrazione strutturale, ci ha indotti a riflettere sulle ragioni storiche, ma anche sulle possibilità implicite nella condizione di marginalità. In particolare, è emerso il tema dell’autoreferenzialità del mondo accademico e la sua incapacità di interagire con la società in chiave di progresso democratico – insomma, di farsi soggetto politico, in termini molto concreti.

La prima esigenza è stata cercare di definire i lavoratori accademici, per inquadrare il problema dal punto di vista storico, concettuale e socio-politico. È venuto spontaneo pensare alla figura dell’intellettuale attraverso Weber e Gramsci, che meglio di altri pensatori hanno affrontato il tema in termini applicabili alla professione accademica. Di qui la considerazione del ricercatore come intellettuale specializzato, ma anche le implicazioni relative all’indipendenza intellettuale, al senso dell’istituzione universitaria e al suo rapporto con l’alterità nella dimensione sociale. L’università è cambiata in quanto è cambiata la società: la sua rifunzionalizzazione è parte della grande trasformazione strutturale operata dal capitalismo avanzato dopo il superamento dell’ “equilibrio keynesiano” raggiunto nelle culture democratiche occidentali, in cui la presenza consistente di partiti socialisti e comunisti, nonché la vocazione popolare dei partiti di centro, hanno garantito per alcuni decenni un bilanciamento politico rispetto allo strapotere dei mercati. Quello che ci appare evidente – ed è la tesi portante di questo volume – è che l’università italiana, conformemente alla struttura economica neoliberale del capitalismo avanzato, abbia mutato di ruolo e di funzione rispetto a quello che aveva nel contesto della democrazia postbellica. Con essa, è cambiato il ruolo degli intellettuali che vi lavorano.

Appuntamenti

202407feb4:30 pmUniversità di Pisa: presentazione di L'accademia e il fuoria cura di Vincenzo Mele, Fabio Mengali, Francesco Padovani, Alessia Tortolini4:30 pm Università di Pisa, PisaAppuntamenti:L’accademia e il fuori

Recensioni

202406gen2:00 pmil manifesto: Subalternità e ricerca. Su L'accademia e il fuoridi Gennaro Avallone2:00 pm il manifesto, RomaRassegna stampa:L'accademia e il fuori

1 Commento
  1. Bravissimi! C’è tanto ancora da fare.
    L’importante è cominciare come state facendo.
    Non vedo l’ora di leggerlo.

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