Orthotes


Franco Lolli

Günther Anders



Piergiorgio Bianchi

Il sintomo e il discorso

Lacan legge Marx


Danilo Martuccelli

Sociologia dell'esistenza


Elena Pulcini, «Specchio, specchio delle mie brame...». Bellezza e invidia

A partire dal mito del pomo della discordia, la bellezza di cui tratta il saggio di Elena Pulcini è quella intorno alla quale si innesca la competizione riferita da secoli al mondo femminile come una sua caratteristica. Perciò essa si intreccia con l’invidia, passione triste per eccellenza, unico vizio senza piacere. Attraverso letteratura, cinema e famosi serial televisivi, l’Autrice cerca di verificare se quest’idea sia davvero soltanto uno stereotipo. Sicuramente esso è corrispondente al senso di impotenza femminile prodotto dalla società nella sua storia. Così l'invidia si diffonde maggiormente tra le donne perché è una passione "democratica", cioè prospera solo tra eguali. E come la bellezza, ossessiva e competitiva, aumenta di valore nella società dello spettacolo, così cresce anche l’invidia. Ma una resistenza è sempre possibile: rivendicare l’unicità della propria storia e della propria identità, una specie di resistenza melvilliana à la Bartleby, col suo “preferirei di no”.

Elena Pulcini, «Specchio, specchio delle mie brame...». Bellezza e invidia, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 112 pp., 10 euro (collana: Festival)

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Umberto Curi, Il tempo della bellezza

La misteriosa natura del bello, a cui faceva riferimento Simone Weil, non è puramente estetica, cioè riconducibile a questioni di gusto. Essa è piuttosto ontologica ed etica, strettamente unita com’è al vero, al giusto e al bene. È questo il senso della bellezza che si ritrova nei testi classici della grecità, da Omero a Saffo ai tragici. Umberto Curi vi si sofferma ampiamente in questo suo saggio, che ha al centro l’analisi del rapporto tra bellezza e tempo. Se il punto di partenza è costituito dalle considerazioni della Weil, quello di approdo è rappresentato dalla discussione sulla “cara patria” plotiniana, una patria che in realtà per l’uomo è irraggiungibile. Ad essa tendiamo incessantemente, senza poterla mai raggiungere, proprio perché questo percorso accidentato e discontinuo alla ricerca della bellezza è caratteristico della condizione umana.

Umberto Curi, Il tempo della bellezza, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 58 pp., 10 euro (collana: Festival)

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Franco Rella, Quale bellezza?

Al di là della scelta personale e ormai consolidata da parte dell’Autore, la frammentarietà dello stile contribuisce in questo saggio a rendere le riflessioni sulla bellezza di Franco Rella adatte a restituirle l’indicibilità, l’indefinibilità, l’enigmaticità e la contraddittorietà che vari letterati, artisti e filosofi dell’Ottocento e del Novecento le hanno assegnato. Rella li rilegge selettivamente e riesce così a riproporre non solo una visione della bellezza che va oltre il livello dell’arte solo bella, la quale sconfina nel kitsch, ma a far riscoprire il senso della domanda sulla bellezza anche dopo l’orrore estremo dell’Olocausto. Completano il saggio alcune considerazioni sullo spazio estetico, che si scopre poi essere il luogo del confronto tra il pathos dell’arte con il pathos del pensiero. Questo confronto derivante da un’affinità è riconoscibile in Platone, in Hegel e in Nietzsche.

Franco Rella, Quale bellezza?, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 70 pp., 10 euro (collana: Festival)

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Maria Bettetini e Stefano Poggi, La bellezza è quella cosa...

Il dialogo tra Maria Bettetini e Stefano Poggi si regge sull’assunzione da una parte della bellezza come valore ideale, dall’altra, invece, vengono riassunti i caratteri più sensibili e concreti che la fanno immediatamente legare anzitutto alla vista o all’udito. Bettetini osserva l’ingiustizia di una simile bellezza puramente sensibile, dietro cui cioè non ci sono meriti particolari, mentre Poggi tende a sottolineare come anche le indagini scientifiche rimarchino il ruolo importante della nostra sensibilità. La bellezza esteriore, a ogni modo, rappresentanza pur sempre l’inizio di una platonica ascesi verso la bellezza interiore. L’analisi della bellezza musicale e poi delle icone e delle miniature fa infine riflettere sulle differenze tra cultura orientale, in particolare musulmana, e cultura occidentale, e permette di mettere a nudo i nostri pregiudizi.

Maria Bettetini e Stefano Poggi, La bellezza è quella cosa..., Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 54 pp., 10 euro (collana: Festival)

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Gilles Deleuze, Félix Guattari, Mille piani

La pubblicazione di Mille piani, nel 1980, è da considerarsi un evento del linguaggio e del pensiero, scioccante nel colpire e impercettibile nella sua azione trasformatrice, che ancora oggi continua ad agire sui corpi, individuali e collettivi. Come ogni evento, è dovuto scorrere del tempo – e forse altro ne passerà – perché la densità e la centralità dei temi di quest'opera venissero recepiti in tutta la loro importanza. Le scosse telluriche prodotte da questa «geologia della morale» riguardano svariati ambiti della relazione tra sapere, potere e desiderio, tanto nel campo umanistico, quanto in quello scientifico, economico e politico. L’episteme della tradizione – storica, politica, coloniale, patriarcale – viene colpita implacabilmente dal fuoco amico delle macchine da guerra filosofiche. E tra le fiamme delle immagini dogmatiche del pensiero, un rigoglio incantevole di suoni, luci, brezze, piante rizomatiche, vespe e orchidee, sciamani e animali di ogni sorta, esprime la complicità con un «popolo che manca», una comunità in divenire appena tratteggiata, che fa delle differenze e delle minoranze il cemento del domani. Per queste e altre ragioni Mille piani è un’opera filosofica ancora in grado di diagnosticare il nostro tempo, ma anche l’arsenale teorico che può riscaldare questi «anni d’inverno», iniziati in concomitanza con la sua pubblicazione e culminanti nella concretizzazione delle «società di controllo», illuminare a giorno la crisi ecologica ed economica che umilia il mondo intero, e far saltare in aria la marea di stupidità, fascismi e pulsioni di dominio che impoveriscono le nostre vite.

Gilles Deleuze, Félix Guattari, Mille piani, a cura di Paolo Vignola, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 738 pp., 30 euro (collana: Dialectica)

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Jacques Rancière, Aisthesis. Scene del regime estetico dell’arte

Che cosa intendiamo oggi quando parliamo di arte? Con Aisthesis, Jacques Rancière esplora alcuni momenti cruciali, celebri o dimenticati, che hanno modificato profondamente le categorie interpretative e le pratiche artistiche dell’età moderna, definendo l’attuale regime estetico dell’arte. Lo stupore di Winckelmann di fronte al Torso del Belvedere, una visita di Hegel al museo, una serata trascorsa da Mallarmé alle Folies Bergère, una conferenza di Emerson, una mostra a Parigi o uno spettacolo a Mosca, ma anche l’avvento del cinema e oscuri reportage letterari sui braccianti dell’Alabama: quattordici scene, dalla Dresda del 1764 alla New York del 1941, per raccontare come una statua mutilata possa diventare un’opera perfetta, un mendicante sporco la raffigurazione dell’ideale, un mobile un tempio, una scala un personaggio, le circonvoluzioni di un velo una cosmogonia e il montaggio frenetico dei gesti la realizzazione estetica di un principio di uguaglianza. Smarcandosi dalle ricostruzioni ideologiche ed epocali del Novecento, Aisthesis traccia una controstoria della modernità artistica in cui riemerge un dialogo sotterraneo e a lungo perduto tra l’arte e l’orizzonte comune della vita sensibile.

Jacques Rancière, Aisthesis. Scene del regime estetico dell’arte, a cura di Pietro Terzi, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 316 pp., 20 euro (collana: Dialectica)

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Maurice Merleau-Ponty, L'unione dell'anima e del corpo

Nel 1947 Maurice Merleau-Ponty, all’epoca nemmeno quarantenne ma già affermato filosofo, viene incaricato di preparare gli studenti dell’École Normale Supérieure e dell’Università di Lione al difficile esame dell’agrégation. Oggetto d’esame sono le filosofie di Malebranche, Biran e Bergson. Merleau-Ponty decide di collegare queste tre diverse esperienze di pensiero alla luce di uno dei suoi maggiori interessi del momento: l’unione dell’anima e del corpo. Un tema centrale per riuscire a superare quei dualismi che ci impediscono di cogliere l’integralità del nostro essere al mondo. Dagli appunti degli uditori del corso verrà fuori questo libro, pubblicato soltanto anni dopo la morte di Merleau-Ponty. La minuziosa lettura di Malebranche, Biran e Bergson sviluppata in queste pagine non risponde solo a un compito accademico, non si limita a una "spiegazione" degli autori, ma rappresenta il tentativo di attraversarli per sviluppare una propria posizione. Così Merleau-Ponty ci offre un bellissimo esempio di come vadano letti i filosofi, di come possano essere interpretati attraverso il loro “non-pensato”, di come la comunicazione e il pensiero si producano attraverso i residui, gli scarti, e quegli abbozzi che spetta a ognuno di noi ricominciare e completare.

Maurice Merleau-Ponty, L'unione dell'anima e del corpo, a cura di Salvatore Prinzi, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 178 pp., 18 euro (collana: Dialectica)

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Martin Heidegger, Heinrich Rickert, Carteggio (1912-1933) e altri documenti

Il carteggio fra Martin Heidegger e Heinrich Rickert pubblicato qui per la prima volta in traduzione italiana contiene 43 lettere. Nella prima, del 13 dicembre 1912, lo studente Heidegger si scusa per la sua assenza ad un seminario di Rickert. L’ultima del 29 maggio 1933 è una lettera d’auguri di Rickert al nuovo Rettore dell’Università di Friburgo. Uno scambio epistolare che riguarda un’ampia e importante parte del percorso di vita e di pensiero di Heidegger e che ci aiuta a colmare alcune lacune nella sua biografia, gettando nuova luce sui suoi rapporti con la Chiesa Cattolica, con l’Università di Friburgo e con la filosofia dei primi anni del Novecento: non solo con il suo maestro e interlocutore Rickert, ma anche con Finke, Krebs, Husserl, Troeltsch, Lask e Jaspers. Oltre alle lettere, sono pubblicati nel volume anche otto documenti, fra cui la relazione di Heidegger, Domanda e giudizio, tenuta nel 1915 all’interno di un seminario di Rickert, e il giudizio di Rickert sulla tesi di abilitazione di Heidegger La dottrina della categorie e del giudizio di Duns Scoto.

Martin Heidegger, Heinrich Rickert, Carteggio (1912-1933) e altri documenti, a cura di Anna Donise e Anna Pia Ruoppo, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 168 pp., 20 euro (collana: Germanica)

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Charles-Ferdinand Ramuz, Ricordi di Igor Stravinskij

Pubblicati nel 1929, una decina d’anni dopo l'incontro con Stravinskij, questi Ricordi sono una lunga dichiarazione d’amore di Ramuz per il territorio vodese, riscoperto e apprezzato attraverso l’amicizia con Stravinskij, e una profonda riflessione sull’arte e sul dialogo tra uomini – prima che artisti – provenienti da mondi tra loro lontanissimi ma capaci di riconoscersi nelle rispettive necessità espressive. La lingua di Ramuz è aspra, inaudita, così come la musica di Stravinskij. Nelle pagine di questi Souvenirs, per la prima volta tradotti in italiano, il lettore avrà il privilegio di assistere alla genesi di una delle opere più innovative del primo Novecento: l’Histoire du soldat.

Charles-Ferdinand Ramuz, Ricordi di Igor Stravinskij, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 130 pp., 13 euro (collana: Ricercare)

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Yuri Di Liberto, Il pieno e il vuoto. Jacques Lacan, Gilles Deleuze, e il tessuto del Reale

Il soggetto è un eccesso, non è mai costituito una volta e per tutte. La storia che lo vuole imbrigliare si divide tra un Desiderio dell’Essere (filosofia) e l’Essere del Desiderio (psicoanalisi). Si desidera sempre con e contro il sostrato materiale, nel «pieno» dei concatenamenti sociali, come ci insegna Deleuze, e nel «vuoto» determinato dalla domanda dell’Altro, come nell’insegnamento di Lacan. L’immagine del tessuto – topologico, deforme, dinamico – ci permette però di immaginare una via d’uscita dalle pastoie di griglie concettuali troppo anguste. Si tratta del tessuto del Reale: scabroso, impossibile, vibrante, generatore e contraddittorio.

Yuri Di Liberto, Il pieno e il vuoto. Jacques Lacan, Gilles Deleuze, e il tessuto del Reale, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 176 pp., 17 euro (collana: Studia Humaniora)

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