Orthotes

Alenka Zupančič

Etica del Reale

Kant, Lacan


Silvia Pierosara

Legami privati e relazioni pubbliche

Una rilettura di Axel Honneth

Johann Heinrich Lambert

Disegno dell’architettonica o teoria del semplice e del primo nella conoscenza filosofica e nella conoscenza matematica

 

 

Pensare (con) Patočka oggi. Filosofia fenomenologica e filosofia della storia
Edmund Husserl, Meditazioni cartesiane

Quod vitae sectabor iter? Questi versi iniziali di una poesia di Ausonio sognava di leggere Cartesio, per poi, nel medesimo sogno, essere deviato verso un’altra composizione dello stesso poeta: Est et non. La questione riguardo a ciò che è e a ciò che non è può dunque essere considerata intimamente legata a quella relativa all’itinerario da seguire nella vita. È questa, in effetti, la prospettiva più adeguata per leggere e comprendere le qui nuovamente tradotte meditazioni cartesiane di Husserl. Scritte in gran parte sulla base di conferenze tenute a Parigi nel 1929, pubblicate in traduzione francese nel 1931, ma solo post mortem in tedesco nel 1950, le Meditazioni cartesiane costituiscono una delle più celebrate, commentate, interpretate e fraintese opere di Husserl. Per molti aspetti la più “agile” introduzione al suo progetto filosofico, esse esigono lettori che sappiano farsi carico dell’evidenza e delle conseguenze dell’evidenza del proprio pensiero per condursi in una vita il cui senso concreto emergerà come per essenza realizzato e da realizzarsi in un mondo comune.

Edmund Husserl, Meditazioni cartesiane, a cura di Andrea Altobrando, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 202 pp., 18 euro (collana: Germanica)

Acquista il volume

 
 
Francesca Marin, Bioetica di fine vita. La distinzione tra uccidere e lasciar morire

Scegliendo come fil rouge la distinzione uccidere/ lasciar morire (the killing/letting die distinction), il volume affronta le principali problematiche del fine vita. Nello specifico, l’autrice si chiede se abbia senso distinguere l’uccidere dal lasciar morire oppure se il provocare la morte di un paziente (per esempio attraverso la somministrazione di sostanze letali) e il lasciarlo morire (mediante il mancato avvio o la sospensione di un trattamento di sostegno vitale) siano da considerarsi delle azioni moralmente equivalenti. Il testo prende le distanze da due posizioni molto nette che sono tra loro opposte. Da un lato infatti si rifiuta la tesi secondo la quale uccidere e lasciar morire sarebbero degli atti moralmente equivalenti perché danno luogo alle medesime conseguenze (la morte altrui); dall’altro si ritiene che non sia neppure giustificata la tesi della sussistenza di una differenza morale assoluta, che renderebbe sempre illecito l’uccidere e sempre lecito il lasciar morire. Oltre a ciò, viene infine difesa una posizione definibile come intermedia perché si assegna alla killing/letting die distinction una rilevanza morale che non è né insignificante né assoluta. A riguardo, viene suggerito un approccio articolato e innovativo che, pur riprendendo quelle caratteristiche moralmente significative tra uccidere e lasciar morire già individuate dalla riflessione etico-filosofica e dal dibattito bioetico, indaga in maniera più approfondita i diversi significati del letting die. Da questo punto di vista merita di essere segnalata la differenza tra il lasciar morire colpevole rispetto al lasciar morire per il bene del paziente. Vengono valorizzati così i vari elementi del contesto clinico nonché i diversi aspetti dell’agire morale ed emergono la molteplicità e la variabilità delle problematiche etiche e deontologiche che caratterizzano le decisioni di fine vita.

Francesca Marin, Bioetica di fine vita. La distinzione tra uccidere e lasciar morire, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 232 pp., 23 euro (collana: Ethica)

Acquista il volume

 
La teoria non è un ombrello. Dieci anni di AdATeoriaFemminista 2006-2016

AdaTeoriaFemminista è un laboratorio collettivo che sperimenta nuovi punti di avvistamento sul reale a partire dalle teorie femministe. Nata a Napoli nel 2006 dalla relazione politica di Lucia Mastrodomenico e Angela Putino la rivista www.adateoriafemminista.it si propone come campo di sperimentazione teorico-politica tra donne (e uomini) di diverse generazioni. In questo volume sono raccolti su carta tutti numeri di AdA che in questi anni hanno prodotto riflessioni in presa diretta sugli avvenimenti che investivano le nostre vite: il neoliberalismo, la camorra, la biopolitica, la caduta dell’ordine simbolico patriarcale, i rifiuti, la nascita, la fatica, il lavoro… Una teoria non è un ombrello, non serve a proteggersi dalla realtà ritagliandosi piccoli spazi sicuri e garantiti, ma è una bussola per navigare in mare aperto. Si parte da sé, dalle proprie vite incarnate, dalla propria passione per il mondo per leggere e capire, per sperimentare nuove forme del vivere in relazione. Tra queste pagine troverete anche belle immagini come le copertine di Stefano Perna, i disegni di Giulia D’Anna Lupo, le foto di Davide Chiarito, e alcuni inediti tra cui alcune poesie di Giovanna Petrelli, un testo e una foto dell’artista napoletano Raffaele Luongo e un testo scritto a quattro mani da Lucia Mastrodomenico e Angela Putino.

La teoria non è un ombrello. Dieci anni di AdATeoriaFemminista 2006-2016, a cura di Stefania Tarantino, Tristana Dini, Nadia Nappo, Lina Cascella, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 292 pp. + ill., 20 euro (collana: Dialectica)

Acquista il volume

 
 
Antonio Allegra, Visioni transumane. Tecnica, salvezza, ideologia

Postumano e transumano sono diventati pervasivi. In ambito filosofico, estetico, tecnologico, letterario, sociologico, si tratta di termini forse generici ma coerenti nel significato di base. Alludono a una trasformazione epocale, a un passaggio verso una condizione che non è solo un’altra variazione sul tema dell’umano, ma la sua radicale alterazione. Che l’uomo sia destinato a un tramonto, che i segni di questo siano già incipienti, che questo passaggio vada non temuto o esorcizzato ma auspicato e preparato: queste sono alcune delle tesi filosofiche discusse nel volume. Il tema è dunque teoricamente ed eticamente cruciale perché esso riguarda, in realtà, l’immagine che abbiamo e proponiamo dell’uomo. Questo libro analizza storia, preistoria e ideologia delle narrazioni transumaniste, che funzionano come un’ambiziosa mitologia sul potere della tecnica in nome della redenzione da una condizione umana percepita come intollerabile o addirittura nefasta. La tecnica (oppure la natura, nelle versioni propriamente postumaniste) risulta essere il surrogato di visioni religiose o ideologiche: e dunque il postumano, in una delle sue molteplici versioni, rischia di essere la vera fede comune dei prossimi decenni.

Antonio Allegra, Visioni transumane. Tecnica, salvezza, ideologia, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 158 pp., 17 euro (collana: Ethica)

Acquista il volume

 
Giovanni Sgro', Friedrich Engels e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca

Il presente volume si propone di ricostruire alcuni nodi teorici fondamentali dell’opera filosofica dell’ultimo Engels (1873-1895), in particolare la sua interpretazione della dialettica hegeliana e la sua valutazione del ruolo svolto da Feuerbach nel processo di dissoluzione del sistema speculativo hegeliano e nel conseguente processo di formazione della concezione materialistica della storia. La conclusione cui giunge la presente ricerca è che il tardo Engels non abbia fatto sostanzialmente altro che riproporre, dopo più di quarant’anni, le stesse tesi elaborate durante la propria formazione filosofica (1841-1846), avvenuta negli ambienti della Sinistra hegeliana, e che di conseguenza non sia tanto Feuerbach a rappresentare il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, quanto piuttosto Engels stesso.

Giovanni Sgro', Friedrich Engels e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 184 pp., 18 euro (collana: Germanica)

Acquista il volume

 
 
Differenza di genere e differenza sessuale. Un problema di etica di frontiera, Carmelo Vigna (cur.)

Nella cultura contemporanea, anche in quella più vulgata, differenza di genere e differenza sessuale tendono oramai a significare due “opzioni antropologiche” divaricate. La prima espressione allude sempre di più al differire come a una costruzione semplicemente culturale, la seconda invece al differire come a una condizione naturale (biologica) e nel contempo simbolica. La divaricazione è il risultato di una stagione complessa, e piuttosto recente, legata ai “Gender Studies” di matrice angloamericana. È soprattutto da questa matrice, infatti, che la differenza sessuale è stata messa radicalmente in questione: i ruoli del maschio e della femmina umani sarebbero degli stereotipi socialmente e politicamente accreditati per rendere stabile la sottomissione violenta delle donne agli uomini. E la “liquefazione” o “dissoluzione” della differenza sarebbe il rimedio più efficace per stroncare tutte le discriminazioni su quella differenza fondate. Ma le cose stanno proprio così?

Saggi di: Rafael Alvira, Riccardo Fanciullacci, Stefania Ferrando, Mauro Fornaro, Elena La Rosa, Donatella Pagliacci, Luciano Sesta, Fabrizio Turoldo, Carmelo Vigna, Susy Zanardo

Differenza di genere e differenza sessuale. Un problema di etica di frontiera, a cura di Carmelo Vigna, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 248 pp., 18 euro (collana: Ethica)

Acquista il volume

 
Giovanni Rotiroti, Elogio della traduzione impossibile

Tradurre non vuol dire soltanto trasporre tecnicamente una lingua in un’altra lingua (anche se ciò è necessario), ma significa offrire la consistenza di un’immagine che dovrebbe corrispondere alla presenza ideale di un patrimonio comune delle diverse civiltà. La lingua dell’Europa è la lingua della traduzione. Si tratta quindi di restituire alla traduzione la sua difficoltà, le sue resistenze, la sua poeticità, cercando di conservare lo scarto fra il patrimonio culturale e la sua trasmissione, fra verità e trasmissibilità, fra scrittura e autorità. L’immagine che dà la letteratura romena nella sua cifra traduttiva, linguistica e intertestuale – attraverso Urmuz, Eugène Ionesco, Paul Celan, Gherasim Luca e altri scrittori – è quella di un sapere imprevedibile e poetico, che attiva la risonanza di molteplici voci. Il suo discorso, inteso nel senso della comparazione, insegna a intendere le differenze, a salvarle e non solo: ad amarle, e anche a volerne essere parte. Ciò ha una ricaduta anche sul piano etico. Una traduzione impossibile è una traduzione ospitale che sa accogliere l’altro in quanto altro opponendosi con tutte le forze all’ostilità e alla violenza dell’incontro. Un altro nome per dire la democrazia.

Giovanni Rotiroti, Elogio della traduzione impossibile, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 214 pp., 18 euro (collana: Studia Humaniora)

Acquista il volume

 
 
Danilo Martuccelli, Sociologia dell'esistenza

In questo agile saggio vengono poste le basi per un radicale rinnovamento della conoscenza delle profonde trasformazioni in corso nelle società di oggi. Attraverso un fecondo scambio con la filosofia dell’esistenza (Husserl, Heidegger, Sartre), viene proposta la traduzione in termini storico-sociali dei risultati conseguiti dalla riflessione sulla situazione esistenziale nell’epoca della modernità. Nasce così la possibilità, non solo di verificare i condizionamenti delle strutture e delle istituzioni sociali, ma anche di tener conto delle esperienze vissute dagli attori sociali, delle loro emozioni, delle loro ansietà e speranze, nel momento in cui si confrontano con i diversi eventi della vita collettiva (decisioni politiche, crisi economiche, disoccupazione ecc.). La nuova prospettiva aperta dalla sociologia dell’esistenza, trasformando i vecchi schemi interpretativi, costituisce un punto di riferimento indispensabile per quanti si interessano ai grandi cambiamenti in atto nella società contemporanea.

Danilo Martuccelli, Sociologia dell'esistenza, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2017, 120 pp., 16 euro (collana: Teoria sociale)

Acquista il volume

 
Antonio Gramsci, Sul giornalismo. Un percorso attraverso i Quaderni del carcere

Rimettere in circolazione la riflessione sul giornalismo sviluppata da Antonio Gramsci nel corso di tutti i Quaderni del carcere non vuol dire tanto tornare a riflettere sulla professione del giornalista, quanto affrontare una teoria dei media all'altezza della nostra contemporaneità. Ciò che il rivoluzionario sardo fa attraverso l’analisi del funzionamento specifico della stampa è, in realtà, definire l’organizzazione generale di una società nella quale la conquista del potere politico si lega a quella di un consenso popolare ottenuto attraverso la costruzione di immagini e di interpretazioni del mondo sociale a cui partecipano attivamente gli apparati dell’informazione. Da qui, una conseguenza fondamentale: il nesso imprescindibile tra partiti e media che determina l’inedita collocazione dell’informazione all'interno degli scenari conflittuali delle lotte per il potere.

Antonio Gramsci, Sul giornalismo. Un percorso attraverso i Quaderni del carcere, a cura di Fabrizio Denunzio, Orthotes Editrice, Napoli 2017, 134 pp., 16 euro (collana: Teoria sociale)

Acquista il volume

 
 
Raffaele Rauty, Il tempo di Jane Addams. Sviluppo dei settlements e costruzione dell'analisi sociale

Il social settlement, insediamento in realtà urbane degradate e povere di una struttura di sostegno sociale basata sul modello inglese, si sviluppa e diffonde nella parte conclusiva del XIX secolo nelle città statunitensi, sedi di molteplici stabilimenti industriali e di processi migratori di massa. In questo contesto un ruolo centrale, di enorme valore simbolico nazionale e che trova eco nella fase storica progressista, è svolto dalla Hull-House di Jane Addams, settlement presente nella realtà metropolitana di Chicago e nel suo problematico 19° distretto. I settlements, guidati in maggioranza da donne, nubili e impegnate emotivamente, le cui attività e i cui ruoli hanno superato i confini culturali e morali vittoriani, realizzano una propria attività, conoscitiva e di intervento, contribuendo allo strutturarsi nella realtà statunitense dell’analisi sociale e alla individuazione di nuovi metodi di indagine. È la realizzazione di un processo riformatore che supera l’opzione filantropica e la sua possibile discontinuità e vede nella conoscenza la premessa di un intervento generale, statale e nazionale, che riconosca progressivamente i diritti di chi lavora, minori, donne, operai comuni, prodotti anonimi dell’emigrazione, mirando a una riduzione delle disuguaglianze sociali e alla creazione di nuovi orizzonti esistenziali.

Raffaele Rauty, Il tempo di Jane Addams. Sviluppo dei settlements e costruzione dell'analisi sociale, Orthotes Editrice, Napoli 2017, 250 pp., 20 euro (collana: Teoria sociale)

Acquista il volume