Orthotes

Henri Bergson

Introduzione alla metafisica


Alenka Zupančič

Etica del Reale

Kant, Lacan

Bernard Stiegler [Ars Industrialis]

Reincantare il mondo. Il valore spirito contro il populismo industriale

 

Pierre Macherey, La parola universitaria

La parola universitaria è un libro che trae origine dalla crisi che attraversa l’istituzione universitaria, dominata da una retorica dell’eccellenza e da una logica aziendalistica che ne hanno snaturato le finalità universalistiche. Ma piuttosto che «difendere» un’idea astratta di università, Macherey preferisce soffermare la sua analisi sui «discorsi» che si sono tenuti su di essa, per misurare lo scarto che si è scavato tra una certa idea di università e la sua realtà in quanto cosa, immersa nei conflitti che attraversano tutte le istituzioni dedicate alla riproduzione sociale. A parlare di essenza dell’università, con la convinzione di poterne delineare il senso e le finalità, sono sempre stati i filosofi, come Kant, Hegel e Heidegger su cui si sofferma la prima parte del libro. Diversa, invece, la prospettiva di quei discorsi che hanno fatto propri gli strumenti della psicanalisi (Lacan) e della sociologia (Bourdieu/Passeron), più attrezzati a cogliere la valenza delle pratiche universitarie in termini di potere e di differenziazione sociale. Infine, attraverso l’analisi di alcune opere letterarie che ne hanno fatto un tema di narrazione (Rabelais, Hardy, Hesse, Nabokov), è possibile dare ai discorsi sull’università un banco di prova ampio e ricco di elementi, come lo sguardo che solo la grande letteratura riesce ad avere sul mondo. Se l’università, in quanto realtà storica, è soggetta a cambiamenti che possono metterne in pericolo la stessa esistenza, come sembra avvenire nella nostra contemporaneità, ripercorrere in maniera critica i momenti più significativi del dibattito intellettuale che essa ha suscitato è il presupposto per poter inventare nuove forme di università, senza la quale non esisterebbe quel patrimonio comune di conoscenze e di senso critico attraverso cui una società esiste e progredisce.

Pierre Macherey, La parola universitaria, a cura di Antonio Stefano Caridi, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2013, 262 pp., 17 euro (collana: Dialectica)

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Sara Brotto, Etica della cura. Una introduzione

Possiamo intenderci, quando parliamo di etica della cura? C’è nella cura qualcosa di comune al di là del genere, dell’etnia, della lingua, del Paese nel quale viviamo, degli usi, dei costumi e delle tradizioni che caratterizzano le nostre vite? Sì, c’è qualcosa di comune: è la nostra originaria condizione dell’essere con altri ed è la nostra originaria destinazione a essere per altri. Ebbene, la cura è precisamente quell’essere con altri e per altri vissuto in modo giusto. Del resto, solo in questo modo giusto ognuno di noi può essere pienamente se stesso. Cioè può star bene. Perché noi in realtà stiamo bene, quando anche gli altri stanno bene; cioè noi stiamo bene, quando con-dividiamo con altri non solo salute, emozioni, sentimenti, ma anche idee e pratiche di vita, in cui si realizza in molti modi l’accadimento che tutti invochiamo e che spesso tutti disattendiamo: la relazione di reciproco riconoscimento. Che è, appunto, una relazione di cura reciproca: la versione più comprensiva di un’etica della cura.

Sara Brotto, Etica della cura. Una introduzione, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2013, 208 pp., 17 euro (collana: Ethica)

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Roberto Garaventa, Per una riforma radicale della chiesa. Con Hans Küng oltre Joseph Ratzinger

Dopo le improvvise, ma non del tutto inattese dimissioni di Benedetto XVI e le sue critiche ai personalismi e ai conflitti esistenti all’interno della curia romana, la chiesa cattolica sembra più che mai bisognosa di una riforma radicale. Le questioni che il nuovo papa dovrà affrontare, cercando di far dimenticare i limiti, le oscillazioni e gli errori che hanno caratterizzato i quasi otto anni di pontificato del suo predecessore, sono enormi: dallo scandalo dei preti pedofili, alla disaffezione dell’opinione pubblica nei confronti dell’istituzione ecclesiastica, dalla crisi delle vocazioni sacerdotali, alla fuoriuscita sempre più massiccia dei fedeli dalla chiesa cattolica, dagli scandali finanziari connessi con la pessima gestione dell’Istituto per le Opere Religiose (IOR), alla fuga di documenti riservati riguardanti la politica della Santa Sede (Vatileaks). Per queste ragioni appare opportuno soffermarci sulle proposte ripetutamente avanzate dal noto teologo dissidente svizzero Hans Küng per far uscire la chiesa cattolica dalla grave crisi che sta attraversando, nonché sulla sua lucida messa in discussione della presunta «immutabilità» della tradizione cattolica. Una riforma della chiesa che guardi al messaggio cristiano originario, ma anche ai compiti da affrontare al presente, non può, però, non implicare altresì una valutazione critica della teologia tradizionale. Di qui l’importanza di ricostruire il dibattito innescato da Küng nei confronti sia del suo antico maestro Karl Barth che del suo ex- collega tubinghese Joseph Ratzinger.

Roberto Garaventa, Per una riforma radicale della chiesa. Con Hans Küng oltre Joseph Ratzinger, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2013, 112 pp., 10 euro (collana: Dialectica)

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Franco Crespi, Esistenza-come-realtà. Contro il predominio dell'economia

La realtà non è solo qualcosa che sta fuori di noi imponendo dall’esterno le sue leggi e le sue sanzioni, ma è anche, almeno in parte, il prodotto delle nostre immagini e rappresentazioni, il risultato di ciò in cui crediamo. Nei secoli passati gli esseri umani hanno costruito la loro realtà fondandola prima sull’idea di Dio, poi sul Potere politico e infine sul Denaro e l’Economia: tutte entità astratte al di sopra dell'individuo e di fatto incontrollabili. Nell’epoca attuale, sembra finalmente venuto il momento di assumere responsabilmente e attivamente la costruzione della realtà a partire dalla nostra concreta esperienza di vita. L’importanza che per noi hanno assunto i valori della qualità della vita quotidiana, della libertà, della felicità e dell’amore, trova la sua migliore espressione nell’idea di esistenza, come situazione comune a tutti gli esseri umani dalla quale trarre i criteri per la solidarietà sociale, i principî della politica, le scelte dell’economia. Vogliamo andare verso una realtà dal volto umano contraria a ogni ingiustizia, sopraffazione, violenza.

Franco Crespi, Esistenza-come-realtà. Contro il predominio dell'economia, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2013, 88 pp., 10 euro (collana: Teoria sociale)

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Alessandra Granito, Eugen Drewermann interprete di Kierkegaard. Le quattro forme kierkegaardiane della disperazione rilette alla luce della psicoanalisi

Sulle macerie della destituzione del moderno disimpegno metafisico-sostanzialistico, la cultura contemporanea post-moderna ha costruito insidiose derive della soggettività, ne ha profilato il rovesciamento al di fuori di se stessa e ha plasmato un sé non più monolitico e ipertrofico, ma borderline, vulnerabile ed eccentrico, scisso in quello scarto tragico tra fattualità e pretesa che ne La malattia per la morte Søren Kierkegaard con acribia psicologica e sensibilità anacronistica definisce «disperazione», intesa come epifenomeno di un’esistenza segnata dalla contestazione pessimistico-scettica del sé che de facto si è, dal tentativo agonistico e agonico attuato da colui che, dinanzi alla propria “scandalosa” insufficienza, pretende di ipostatizzare se stesso e soffocare lo slancio verso quell’ulteriore absconditus a cui è strutturalmente in rapporto. Il presente lavoro inquadra e attualizza tale riflessione nella cornice ermeneutico-psicoanalitica di Eugen Drewermann, il quale presenta la fenomenologia kierkegaardiana del sé disperato come una fenomenologia del profondo, e la «disperazione» come la conseguenza dell’elaborazione distorta dell’angoscia esistenziale e di un rapporto sbagliato con se stessi che sfocia nel rifiuto di sé, nella stagnazione spirituale, in stati di disagio e di squilibrio psico-esistenziali (nevrosi). In tale prospettiva, disperazione e nevrosi non sono affatto stati accidentali o patologie costitutive, ma forme decurtate e distorte d’esistenza, intermittenze esistentive, espressioni della dilacerazione della vita o della vita in contraddizione, sinonimi di fuga dalla libertà e tentativi di simulazioni incognite di sé che conducono alla (subdola) deflagrazione dell’individuo nelle logiche della monadizzazione e/o della mondanizzazione, nel contesto di una più generale, cinica deresponsabilizzante rimozione/patologizzazione del negativum.

Alessandra Granito, Eugen Drewermann interprete di Kierkegaard. Le quattro forme kierkegaardiane della disperazione rilette alla luce della psicoanalisi, Orthotes Editrice, Napoli-Salerno 2013, 268 pp., 17 euro (collana: Studi kierkegaardiani)

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